Credo ut intelligam, intelligo ut credam

“Credo per comprendere, comprendo per credere”. Con queste parole, Sant’ Agostino, afferma che condizione e fondamento della ricerca razionale debba essere la fede; d’altra parte l’uomo, grazie all’intelletto, può accogliere e comprenderne meglio i contenuti. Tuttavia è opportuno chiarire prima il significato dei termini “fede” e “ricerca razionale”: il primo, per definizione, è “la credenza piena e fiduciosa che procede da intima convinzione o si fonda sull’autorità altrui più che su prove positive”; il secondo è un procedimento condotto mediante l’uso della ragione e che si basa su dati reali e appurati.
Ciò che secondo noi è contraddittorio è il rapporto che lega entrambi questi termini: infatti se si ha fede in qualcosa, non si sente la necessità di dimostrare tale credenza, proprio perché è fondata sull’ autorità altrui (nel caso di Sant’Agostino, Dio) o su una convinzione personale. Dunque, ricordando le definizioni, si può affermare che la vera contraddizione sta nel tradire ciò in cui si ha fede cercando di dimostrarlo tramite l’intelletto.

Matteo Bonamassa, Luca D’Ambrosio

4 commenti su “Credo ut intelligam, intelligo ut credam”

  1. Francamente, non vedo la contraddizione: non tutti gli articoli di fede superano necessariamente le possibilità della ragione umana.

    Molti filosofi hanno tentato di dimostrare l’esistenza di Dio ed alcune di queste prove costringono almeno a riflettere.

    Altri hanno tentato di far vedere illogicità ed incoerenze di posizioni contrarie alla fede come quelle di Feuerbach, di Nietzsche o di Freud.

    Altri ancora hanno cercato di chiarire le verità di fede per mezzo della ragione.

    Non pochi hanno cercato di fare tutte le tre cose.

    La chiesa cattolica, poi, nel 1870, con la costituzione Dei Filius ha esplicitamente respinto l’ipotesi fideista: http://www.disf.org/Voci/68.asp

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