LE FATICHE DELL’OBBLIGO

Come abbiamo evidenziato nell’articolo Il “Calvino compie vent’anni”, al neonato Istituto Superiore di Rozzano era esplicitamente assegnato il compito di porsi in stretta relazione con il proprio territorio di riferimento, interpretandone i bisogni e orientando la propria azione formativa per rispondere al meglio alla domanda dell’utenza.
Nell’affrontare questo compito non si partiva certo da zero, poiché, seppur amministrati da Milano, il liceo scientifico e l’istituto tecnico commerciale erano presenti a Rozzano da più di un quarto di secolo e avevano già dimostrato le loro indiscutibili qualità: grazie all’impegno di “squadre” di docenti motivate e coese. Tuttavia la loro offerta formativa era rivolta a un’utenza selezionata, alle ragazze e ai ragazzi che nella scuola media avevano avuto maggior successo e affrontavano la scuola superiore con un buon livello di motivazione, mentre i soggetti più deprivati e problematici si rivolgevano direttamente alla formazione professionale, nei fortunati casi in cui non abbandonavano del tutto.
Le legge 9 del 1999 stravolse completamente il quadro e pose l’istituto di fronte a esigenze del tutto nuove, stabilendo elevando di un anno l’obbligo scolastico.
Di un solo anno: come mai?
Il governo allora in carica (dietro impulso del Ministro Luigi Berlinguer, cui succedette, a fine legislatura, l’insigne linguista Tullio De Mauro) aveva in animo di introdurre una rimodulazione dei cicli scolastici, abolendo la scuola media e prevedendo un ciclo primario di sette anni e una scuola secondaria di cinque anni, con un biennio orientativo seguito da un triennio di specializzazione. Poiché in questa ipotesi l’attuale carriera scolastica di 13 anni (5+3+5) si riduceva a 12 (7+2+3), con conclusione della scuola secondaria a 18 anni di età, ne conseguiva che il biennio orientativo avrebbe compreso le attuali terza media e prima superiore. Quella legge, insomma, intendeva anticipare la riforma mantenendo tutte le alunne e tutti gli alunni all’interno del sistema scolastico fino ai 15 anni di età.
Tutti i ragazzi, quindi, anche se poco o nulla motivati, dal settembre 1999 dovettero iscriversi al primo anno della scuola superiore e si indirizzarono quasi tutti all’istruzione tecnica e professionale nell’intento di “parcheggiarsi” per un anno, in attesa di liberarsi finalmente del fastidio di doversi recare a scuola.
Per i docenti di scuola superiore, non abituati a confrontarsi con l’utenza a rischio di dispersione, i primi due anni furono parecchio faticosi. Capitava anche di doversi confrontare con soggetti già dediti alla microcriminalità, che purtroppo di lì a poco avrebbero conosciuto anche il carcere.
Occorreva assolutamente dare un senso a questo anno di “completamento dell’obbligo”, offrendo a questi ragazzi una concreta opportunità di ri-orientamento e di ri-motivazione. Bisognava “fare squadra”, mobilitando tutte le risorse presenti nel territorio: la scuola media, il centro di formazione professionale, i servizi sociali dell’amministrazione comunale.
Si tenne nel nostro auditorium un importante corso di formazione, progettato in collaborazione con la scuola media “Luini-Falcone”, che rappresentò un’utile occasione per la conoscenza e la reciproca comprensione fra docenti delle medie e docenti delle superiori: iniziò a maturare un generale clima di fiducia nel nostro istituto e nei nostri docenti. Soprattutto, nell’anno scolastico 2002/2003 si sviluppò l’esperienza denominata “Progetto Avventura”, con la creazione di una classe di ri-orientamento gestita in parte da nostri docenti e in parte dalla formazione professionale. Animato dalla Professoressa Luissa Muratore, il consiglio di classe, formatosi sulla base di adesioni volontarie al progetto stesso, beneficiò per l’intero anno della supervisione psicologica del Dottor Sabino Cannone.
Queste esperienze purtroppo vennero meno negli anni successivi perché i decisori politici scelsero di offrire a chi terminava la scuola media la scelta fra due “canali” formativi distinti e separati: sistema scolastico e formazione professionale.
Il “Calvino” aveva comunque dimostrato la propria capacità di modellare la propria offerta formativa sulla molteplicità dei bisogni espressi dal territorio e iniziò ad essere considerato dalle scuole medie un solido punto di riferimento.

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