{"id":5803,"date":"2012-11-02T10:09:40","date_gmt":"2012-11-02T09:09:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.istitutocalvino.edu.it\/blog\/?p=5803"},"modified":"2024-05-09T20:37:00","modified_gmt":"2024-05-09T18:37:00","slug":"il-peccato-originale-dellindustria-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.istitutocalvino.edu.it\/blog\/2012\/11\/il-peccato-originale-dellindustria-italiana\/","title":{"rendered":"Il &#8220;peccato originale&#8221; dell&#8217;industria italiana"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.istitutocalvino.edu.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/operaai-breda.jpeg\" alt=\"Operai della Breda al lavoro nel reparto di produzione di siluri durante la Prima guerra mondiale, 1915-1918 (Fondazione Isec, fondo Breda)\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Operai della Breda al lavoro nel reparto di produzione di siluri durante la Prima guerra mondiale, 1915-1918 (Fondazione Isec, fondo Breda)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo storico Alberto Caracciolo ha individuato una sorta di &#8220;peccato originale&#8221;, che&nbsp;avrebbe segnato il destino dell&#8217;industria italiana. L&#8217;affermarsi della Rivoluzione industriale&nbsp;in Italia pu\u00f2 essere collocato, in gran parte, nell&#8217;et\u00e0 giolittiana (1901-1914). L&#8217;intervento statale ebbe un ruolo fondamentale nell&#8217;incentivare questa fase di crescita. Fu inoltre attuata una politica protezionistica, con l&#8217;imposizione di alte tasse sui prodotti esteri. Questo provvedimento, tuttavia,&nbsp;danneggi\u00f2 le imprese del Sud, poich\u00e8 i mercati esteri reagirono chiudendo le porte ai nostri prodotti tipici come olio, vino e agrumi. Dopo una fase di rallentamento dell&#8217;economia internazionale, con l&#8217;inizio della prima guerra mondiale, l&#8217;industria italiana, non solo si risollev\u00f2, ma conobbe un eccezionale sviluppo, dal momento che,&nbsp;in una guerra per la prima volta combattuta in trincea, sarebbe stata decisiva la disponibilit\u00e0 di equipaggiamento militare e ausiliario. Lo Stato si trasform\u00f2 infatti in un &#8220;insaziabile consumatore&#8221;. Venivano inoltre&nbsp;accordati larghi anticipi per coprire i costi della produzione e il reinvestimento dei capitali era fortemente incentivato, grazie a&nbsp;una severa tassazione su quelli non investiti. Le imprese non dovevano preoccuparsi di costi di produzione o del rischio di perdite, come in normali condizioni di mercato. Queste condizioni straordinarie consentirono straordinarie crescite, come quella del gruppo siderurgico Ansaldo. Oltre a consentire&nbsp;lo sviluppo di importanti gruppi industriali, questo particolare&nbsp;contesto&nbsp;rivitalizz\u00f2 settori&nbsp;fino a quel momento trascurati, come quello chimico o quello estrattivo.&nbsp;\u00c8 in questa fase che, secondo lo storico Alberto Caracciolo, \u00e8 rintracciabile&nbsp;il &#8220;peccato originale dell&#8217;industria italiana&#8221;. Alla fine della guerra, &nbsp;infatti, le industrie erano ormai eccessivamente&nbsp;abituate all&#8217;appoggio economico dello Stato e ad una politica protezionistica che non permetteva di confrontarsi con il mercato internazionale;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"> esse continuarono quindi a non preoccuparsi dei costi di produzione, pretendendo l&#8217;intervento statale, private di una visione realistica del mercato. Lo Stato, d&#8217;altra parte, non permise la &#8220;selezione naturale&#8221;, che il mercato avrebbe autonomamente attuato, continu\u00f2 invece a prestare soccorso alle imprese in difficolt\u00e0. Una della imprese che entr\u00f2 in crisi fu il gruppo Ilva, che si era esteso a tal punto nel corso della guerra, da non riuscire pi\u00f9&nbsp;a sostenersi nel momento in cui le condizioni di mercato cambiarono.&nbsp;La Fiat, invece, riusc\u00ec a controllare la propria crescita, cos\u00ec da consolidarla nel dopo-guerra. Questi errori lasciarono una traccia profonda, visibile ancora oggi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo storico Alberto Caracciolo ha individuato una sorta di &#8220;peccato originale&#8221;, che&nbsp;avrebbe segnato il destino dell&#8217;industria italiana. L&#8217;affermarsi della Rivoluzione industriale&nbsp;in Italia pu\u00f2 essere collocato, in gran parte, nell&#8217;et\u00e0 giolittiana (1901-1914). L&#8217;intervento statale ebbe un ruolo fondamentale nell&#8217;incentivare questa fase di crescita. 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