Opinioni e verità assolute

L’uomo è misura di tutte le cose, per quello che sono così come sono e per quello che non sono così come non sono.

Così affermava Protagora, filosofo del V secolo a.C. Secondo lui, dunque, tutto è relativo: intendendo con uomo ogni singolo individuo, non vi sono opinioni giuste ed opinioni sbagliate, non esistono certezze. L’uomo è in grado di giudicare ogni cosa per come essa gli appare, poiché non possiede la capacità di definire il concetto di “verità assoluta”. Siamo tutti diversi, vediamo ogni cosa in modo diverso, e questo porta ad opinioni spesso completamente diverse, soggettive, ma in ogni caso corrette. Emozioni, gusti, sentimenti: sono tutte qualità soggettive, che possono variare da un individuo all’altro, ma che non possono essere giudicate “vere” o “false”, poiché dipendono da un personale punto di vista.

Se quest’affermazione risultasse vera, allora, come dovremmo porci di fronte alla scienza? Semplicemente, potremmo pensare alla celebre frase “la matematica non è un’ opinione”. Questa materia, che studiamo fin dalla prima elementare, consiste in una lunga lista di teoremi, dimostrazioni, postulati, regole verificate in migliaia di anni da moltissimi studiosi, e in ogni parte del mondo essa viene insegnata allo stesso modo in tutte le scuole. Questo perché i professori di matematica non potranno mai avere un’opinione personale su ciò che insegnano: due più due fa quattro, e non farà mai cinque.

Non solo in campo scientifico è possibile riscontrare verità inconfutabili. Anche nella vita di tutti giorni, magari senza accorgercene, ci troviamo davanti a situazioni  in cui i nostri pensieri e le nostre idee non vengono coinvolti; determinati contesti in cui non potranno sorgerci dubbi: il cielo è azzurro, e lo è per tutti. La pasta è un alimento, ed io non potrò mai contraddire quest’affermazione.
Vi sono cose, quindi, su cui gli uomini non potranno mai trovarsi in disaccordo, non avranno visioni differenti su determinati argomenti, non potranno dimostrare di avere ragione. Tali cose sono definite “oggettive”, e su di esse il pensiero umano non può esercitare la sua influenza. Se tutto fosse relativo, molti concetti universali perderebbero la loro veridicità. Se su determinati temi gli uomini potessero esprimere il loro dissenso o dare un personale parere, diventerebbe inutile studiare e continuare ad imparare; ogni cosa potrebbe essere messa in discussione, da chiunque e in qualunque momento.

Infine, però, bisognerebbe fare una precisazione per quanto riguarda i campi in cui il relativismo agisce. Esistono cose che dipendono dalle nostre preferenze ed influiscono esclusivamente sull’individuo stesso, come, per esempio, i nostri gusti. In questi casi, io possiedo la piena libertà di esprimere le mie opinioni e i miei pareri senza preoccuparmi di coinvolgere altre persone, di ferirle o di recarle danno. In altre situazioni, però, la nostra libertà di opinione deve essere in qualche modo frenata, poiché vi sono circostanze in cui le nostre preferenze incidono sulla vita e sull’animo altrui, come il bene e il male. Un esempio scontato potrebbe essere l’Olocausto, in cui una sola persona ha messo in atto ciò che egli riteneva più adeguato, ma che ha procurato conseguenze atroci a milioni di persone. Non è corretto lasciare ad una preferenza individuale ciò che riguarda anche altri esseri, perché la nostra libertà non ha il diritto di limitare quella altrui.

Il “vero” e il “falso” esistono in particolari circostanze. Il relativismo, dunque, può essere applicato solo in determinati campi, quando un fattore viene percepito in maniera differente da ogni individuo; quando non è possibile parlare di “verità assoluta”; quando vengono coinvolte le nostre sensazioni e, inoltre, quando nessuno viene toccato dalle nostre scelte.

3 commenti su “Opinioni e verità assolute”

  1. Anche io credo che Protagora si sbagli, ma tu con gli esempi del cielo e della pasta invece gli stai dando corda!
    Il cielo non è azzurro, non è proprio di alcun colore. E’ azzurro nel momento in cui le onde luminose filtrate dall’atmosfera arrivano all’occhio umano; la pasta è un alimento, ma per gli umani, per un sacco di altre specie non lo è.
    Con questi due esempi hai assunto come “misura” delle cose (del cielo e della pasta) proprio gli uomini, come vuole Protagora… il fatto che ci sia un consenso in materia tra la maggior parte degli uomini (non tutti) non cambia il fatto che tu abbia stabilito il tuo personale criterio di “oggettività” basandoti sulle esperienze della maggior parte degli uomini.

    Poi ci sarebbe il discorso della matematica, che essendo composta di proposizioni analitiche (tautologie) non è scontato che possa rientrare nell’ambito delle “conoscenze oggettive”… ma il commento è già abbastanza lungo, magari se ne parlerà un’altra volta.

    1. Gli esempi sono spesso criticabili, ma Adelaide dice una cosa importante:

      Non è corretto lasciare ad una preferenza individuale ciò che riguarda anche altri esseri, perché la nostra libertà non ha il diritto di limitare quella altrui.

      Tenta, cioè, di definire i limiti di validità di un approccio relativistico. Per una ragazza di terza liceo, al primo incontro con la filosofia, non c’è male, davvero!

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