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Da Eraclito ad Aristotele: la ricerca della realtà

Non si può discendere due volte nel medesimo fiume (…)

Così diceva Eraclito, più di duemila anni fa.

Sembra un’affermazione assurda, se non si tiene in considerazione un fattore importante che domina e condiziona la nostra vita in ogni momento: il tempo. Esso implica che ogni nostro istante non sia mai uguale all’altro e che noi non siamo mai gli stessi da un istante all’altro. In ogni momento noi non siamo più quello che eravamo un momento prima, il nostro corpo è cambiato, la nostra mente è cambiata, il nostro pensiero è un altro pensiero che lo si voglia o no. Ciò vale per noi come esseri umani, corpi vivi e mutevoli, ma anche per tutto ciò che ci sta attorno, compresi gli oggetti inanimati come l’acqua di un fiume.

Ne consegue un problema: se qualsiasi cosa intorno a noi cambia e non è più la stessa di prima, come possiamo identificarla con lo stesso nome? Continua la lettura di Da Eraclito ad Aristotele: la ricerca della realtà

La biologia aristotelica

Aristotele - copia romana di epoca imperiale - Parigi, Louvre
Secondo la dottrina aristotelica, l’anima è forma, cioè organizza intimamente la struttura di ogni essere vivente.
Tale dottrina ha permesso ad Aristotele di fondare la biologia.
Egli anche in biologia resta fedele alla sua gnoseologia e parte sempre dall’osservazione diretta del mondo reale.
Nel trattato Historia animalium, composto da otto libri, Aristotele descrive 581 specie diverse di animali da lui stesso osservate in Asia Minore e sull’isola di Lesbo. In seguito, nel De partibus animalium egli distingue tutti gli animali in generi e specie, e crea una classificazione rimasta invariata fino a Carlo Linneo nel Settecento.

Inizialmente Aristotele suddivide gli animali che possiedono sangue da quelli che ne sono privi (oggi tale divisione corrisponde alle due categorie di animali vertebrati ed invertebrati): tra i primi elenca i mammiferi (terrestri e vivipari), i rettili e gli anfibi (terrestri e ovipari), gli uccelli (aerei o vivipari) ed infine i pesci (acquatici e ovipari).
All’interno della seconda categoria egli classifica gli animali privi di sangue secondo vari criteri, per esempio in base alla durezza o alla mollezza della pelle. Per la prima volta pratica la dissezione per studiare le parti interne di cui gli animali sono costituiti; grazie a tale procedura Aristotele distingue i tessuti, formati da parti omogenee e gli organi, formati da parti eterogenee. Studiando gli organi, il filosofo ricerca la causa finale, scopre così per primo l’importante principio della biologia, secondo il quale la funzione svolta dall’organo spiega anche come l’organo è fatto. Aristotele spiega così l’apparato locomotore, digerente, respiratorio e riproduttivo. Continua la lettura di La biologia aristotelica

Il periodo accademico di Aristotele

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Aristotele nacque nel 384 a.c. presso Stagira, una città a Nord della Grecia. Era figlio di Nicomano e Festide. Suo padre era il medico personale del re di Macedonia Aminta, mentre la madre era una donna originaria di Calcide.

Disgraziatamente il futuro filosofo perse in giovane età entrambi i genitori e per questo venne cresciuto dal cognato Prosseno di Atarneo, marito della sua sorella più vecchia.  Nel 367, quando aveva solo diciassette anni, andò ad Atene e riuscì ad entrare nell’Accademia di Platone, mentre questi si trovava a Siracusa con lo scopo di insegnare la filosofia a Dionisio il Giovane.
Aristotele rimarrà nell’Accademia fino alla morte del maestro Platone, frequentandola per venti anni ed assumendovi un ruolo sempre più importante, passando da allievo ad insegnante.
Il periodo trascorso da Aristotele nell’Accademia, detto «periodo accademico», fu  decisivo per la sua formazione.

Il primo scritto risale al 362, anno in cui morì in battaglia Grillo, figlio di Senofonte. Aristotele compose un dialogo dedicato al defunto, chiamato perciò Grillo, nel quale criticò la retorica fondata esclusivamente sulla mozione degli affetti, riprendendo alcuni concetti di Platone e mostrando una grande abilità nello scrivere.

Forse per questo, Platone, ritornato senza successo da Siracusa, gli affidò un corso di retorica nel quale sostenne una stretta connessione tra la retorica stessa e la dialettica. In seguito dovette occuparsi anche della dialettica affiancata alla matematica come educazione dei futuri governanti.

Da questo momento in poi il giovane Aristotele iniziò a scrivere la parte più importante delle sue composizioni riguardanti la dialettica, i Topici. Successivamente, quando tra i membri dell’Accademia si aprì il dibattito sulla dottrina delle idee in seguito alla composizione del Parmenide di Platone, Aristotele scrisse un trattato Sulle idee ,quasi completamente perduto, in cui criticò la separazione delle idee dalle realtà sensibili e la mescolanza tra idee e cose.

In seguito trascrisse insieme ad altri suoi compagni il corso tenuto da Platone sulla dottrina dei principi, in un trattato chiamato Sul bene, anch’esso quasi completamente perduto. Su tale dottrina egli compose un  dialogo Sulla filosofia, in cui confutò le idee-numeri di Platone e riprese con alcune modifiche la concezione dei principi del maestro.

Poco dopo il 354, anno della morte dell’amico e compagno Eudemo di Cipro, Aristotele compose un altro dialogo, l’Eudemo, riprendendo lo scopo consolatorio del Grillo, in cui sostenne l’immortalità dell’anima riprendendo il tema trattato da Platone.

Nel medesimo periodo scrisse un discorso sotto incarico di Platone indirizzato al re Temisone di Cipro, nel quale difese lo scopo delIa filosofia professata nell’Accademia rispetto a quella professata da Isocrate e dalla sua scuola.

Durante la sua permanenza all’Accademia Aristotele scrisse molti altri dialoghi che trattavano tematiche prese da quelli di Platone, ma purtroppo la maggior parte di questi sono andati perduti.

Molti altri materiali prodotti da Aristotele non sono giunti fino a noi, soprattutto quelli di cui si serviva per insegnare all’Accademia. Già in questo periodo egli aveva sviluppato concetti personali  diversi da quelle di Platone, sebbene egli ritenesse molto valida la concezione platonica della filosofia e della cultura.