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Tutti delinquenti?

Uno degli argomenti che molti partiti hanno utilizzato e, in alcuni casi, strumentalizzato, durante le ultime elezioni politiche svoltesi in Italia, è stato quello dell’immigrazione e delle conseguenze che tale fenomeno sta portando nel nostro paese.
Oltre alla difficoltà di trovare un lavoro e la conseguente paura che questo possa venire sottratto alla popolazione autoctona, gli argomenti maggiormente utilizzati dalle campagne elettorali sono stati quelli relativi all’ordine pubblico, e al fenomeno della delinquenza della popolazione straniera.
Quindi ho pensato potesse essere interessante proporlo, come oggetto di discussione, nel blog della scuola e per farlo ho scelto di riassumere un capitolo del libro di Stefano Allievi e Gianpiero Dalla Zuanna Tutto quello che non vi hanno mai detto sull’immigrazione, pubblicato dalla casa editrice Laterza, perché tratta questo argomento utilizzando dati statistici e, quindi, obiettivi.

La paura dello straniero ha una base fondamentale: il tasso di criminalità. Esso ha solidi fondamenti statistici ma, spesso e volentieri, a questi dati non vengono affiancate delle specificazioni che cambierebbero completamente il significato dei dati stessi. La domanda a cui si cerca di rispondere è la stessa che molti italiani, soprattutto negli ultimi anni, si pongono, ovvero “Gli stranieri delinquono più degli autoctoni?”. Continua la lettura di Tutti delinquenti?

Incontro con ONG Vento di Terra

Venerdì 16 Marzo abbiamo avuto il piacere di incontrare Massimo Annibale Rossi, membro della cooperazione internazionale “Vento di Terra”, che svolge la sua attività nei territori di frontiera con lo scopo di difendere i diritti umani e dell’ambiente.

La protagonista dell’incontro è stata la Palestina, terra martoriata nel corso della storia. La situazione in questo lembo di terra continua ad essere allarmante. Le origini del conflitto risalgono alla Prima Guerra Mondiale. Con la dichiarazione di Balfour del 1917, la Gran Bretagna dichiarò l’intenzione di destinare una porzione di questo territorio a tutti gli ebrei sparsi per il mondo e nella stessa Palestina. Questa dichiarazione però si scontrava con gli accordi presi con gli arabi (i britannici avevano promesso la Palestina a questi ultimi). Iniziarono così i primi atti di violenza ed opposizione fra popolazione araba ed ebraica. La situazione continuò a svilupparsi ed espandersi, tanto che oggi l’88% del territorio è in possesso di Israele.

Questo conflitto ha comportato l’isolamento e la frammentazione della popolazione palestinese, la privazione di diritti e una condizione di “senza patria”. Inoltre Israele impone pesanti restrizioni sull’economia e continua tutt’oggi a vietare la costruzione di altri campi e di scuole (arrivando addirittura ad erigere un muro), in particolare nella Striscia di Gaza.

I primi a subire gli effetti di questa drammatica situazione sono i bambini, i quali, ritrovandosi quotidianamente davanti agli occhi le conseguenze del conflitto, dello squilibro e dello spazio negato, rischiano di sviluppare a loro volta una forma di aggressività e di perdere la loro identità culturale.

In questo scenario perciò la scuola assume grande importanza, perché oltre ad insegnare nuove nozioni, permette di conoscere quali siano i valori più importanti e consente inoltre di rafforzare un’identità.

A tal fine “Vento di Terra” ha dato vita al progetto “Scuola di gomme” con l’obiettivo di costruire delle scuole, utilizzando semplici materiali che i volontari avevano a disposizione, come ad esempio i pneumatici. Continua la lettura di Incontro con ONG Vento di Terra

Le elezioni sono alle porte

Le elezioni sono alle porte. Il populismo che permeava l’ambiente in cui i vari candidati esponevano le loro cosiddette “promesse elettorali” è stata forse la mano che ha provocato un fatto di  cronaca gravissimo: una sorta di gesto terroristico in territorio italiano. Ancora più inaspettato è l’attentatore, un italiano, un patriota secondo alcuni, un malato secondo altri: Luca Traini. In merito all’attentato avvenuto nella città di Macerata, tutti abbiamo letto alcuni articoli, e a tal proposito due alunni della 5aE, hanno anche deciso di mettere in luce altri particolari, che sono passati in silenzio ai telegiornali e sulle testate giornalistiche. I miei compagni vi propongono due articoli che affrontano gli stessi temi, con due approcci diversi, ma con lo stesso augurio: che alle elezioni si costruisca una Italia più civile. Due letture interessanti, provocatorie, con punti di vista differenti, che offrono spunti di riflessione importanti, fondamentali considerato il periodo storico che stiamo vivendo, che fanno sperare in una politica che sappia usare non la violenza ma la parola, democraticamente.

Il sonno della ragione genera mostri

Sono passate oltre tre settimane da quando i telegiornali italiani hanno mostrato per la prima volta le immagini dell’attentato di Macerata. Si è discusso a lungo nei giorni successivi, il caso (avvenuto, per altro, nel pieno della campagna elettorale) è diventato per qualche tempo strumento di attacchi reciproci fra partiti prima di perdersi nel solito nulla di fatto e venire definitivamente archiviato tra le pagine di storia del nostro Paese.

Ci si è chiesti dove fossero i nomi delle vittime di questo attacco, perché nessuno parlasse di loro o delle loro vite, ci si è chiesti se fosse giusto che l’attenzione fosse rivolta soltanto sull’aggressore.

Personalmente, penso che sia stato giusto così. Credo sia giusto per diversi motivi; innanzitutto, la cronaca degli attentati ha da sempre teso a concentrarsi sull’attentatore e penso che il motivo sia semplice e condivisibile: in un attacco terroristico le vittime generalmente sono comparse casuali, non esiste un motivo specifico che le porti ad essere vittime designate, sono lo sfogo di una frustrazione, o comunque il simbolo di un messaggio e per questo non vi è necessità di indagare sulle cause che le portano ad essere aggredite. Gli aggressori invece sono ben determinati e il loro ruolo è figlio di una scelta che deve essere approfondita, preoccupandocisi di verificare quali situazioni abbiano portato l’attentatore a compiere l’attacco.

Credo poi che sia stato giusto focalizzarsi sulla figura di Luca Traini per un altro motivo, più personale e legato alla mia visione del Paese: penso infatti che sia corretto mettere al centro dell’attenzione l’italiano che si nutre di odio e crea paura. Noi italiani, infatti, tendiamo sempre a metterci dalla parte di chi subisce il terribile atteggiamento criminale degli immigrati, minacciati dalla loro pericolosa pelle nera, senza chiederci mai quale atteggiamento noi abbiamo nei loro confronti, quale paura possiamo incutere in persone spesso sole, lontane migliaia di chilometri da casa che faticano a comprendere la nostra lingua. Continua la lettura di Il sonno della ragione genera mostri

Macerata: l’esempio di come il terrorismo nasca da pazzia e da incapacità politica

Le ultime settimane sono state tragiche per il nostro Belpaese, tra l’omicidio della giovane Pamela ed un attentato terroristico senza precedenti. Nello sfondo un odio crescente e scelte politiche errate.

Il 3 Febbraio 2018 è uno di quei giorni non facili da dimenticare, in cui la pazzia, dettata da un’adesione assoluta ad ideali razzisti ispirati dalla retorica nazista e fascista, si è incarnata direttamente nelle membra di un uomo, Luca Traini, armando le sue mani di una pistola e non di meno pericolose munizioni d’odio. Non lo chiamerò fascista, perché ai suoi occhi parrebbe un complimento e perché citando Giorgio Almirante, storico fondatore del Movimento Sociale Italiano, “nessuno potrà dare del fascista a chi è nato nel dopoguerra”; mi limiterò a definirlo un depravato xenofobo, razzista, ignorante, violento, nemico dell’ordine dello Stato, della legalità, della libertà, del nostro tricolore e con evidenti problemi mentali. Una persona ignobile che si è presa il lusso di ferire sei povere persone innocenti e di infangare la memoria dei Caduti, il dolore di una ragazza uccisa da un uomo che non avrebbe dovuto trovarsi nel territorio italiano, e la nostra Bandiera, il simbolo più rappresentativo ed iconico della nostra Patria. Sono gravissimi i messaggi di solidarietà arrivati a Traini, che non difendono assolutamente la nostra nazione, bensì la minacciano, per il semplice fatto che minacciano la fedeltà alle nostre istituzioni, che si dovrebbero attivare per preservare l’ordine e la giustizia, essi istigano all’anarchia, al vivere senza leggi, alla giustizia privata, ad un odio irrefrenabile. Queste persone inoltre deturpano in grave maniera gli ideali di Destra, che includono il rispetto per l’ordine, per la legalità, per la nostra identità nazionale e l’amore nei confronti della nostra Nazione, della nostra Patria, creando un’immagine rovinata, rozza di un pensiero politico nobile. Seppur le responsabilità del gesto siano imputabili unicamente a Traini, un’analisi accurata degli eventi e della situazione non nasconde però il fallimento di una politica che in questi anni non è riuscita ad affrontare in maniera adeguata i gravi problemi sociali inerenti alla crisi e l’ingente immigrazione. Continua la lettura di Macerata: l’esempio di come il terrorismo nasca da pazzia e da incapacità politica

Binario 21

Nell’ambito del progetto sulla “legalità”, la classe VaD ITE, accompagnata dalla professoressa Maria Teresa Avaldi, si è recata presso il Binario 21. La visita non ha lasciato di certo indifferenti gli studenti, i quali hanno descritto sentimenti e stati d’animo suscitati da tale esperienza.

 

Memoriale della Shoah binario 21
Memoriale della Shoah di Milano

È un giorno qualunque della settimana, in cui generalmente la scuola è il tuo unico pensiero. Ma oggi è diverso, io e la mia classe andremo a visitare il Memoriale della Shoah. Mi alzo e mi preparo. Come tutte le mattine pensando a quello che avrei visto e conosciuto quest’oggi. Appena varcato il portone della mia palazzina, scruto il cielo e mi soffermo sul grigiore di quest’ultimo, l’acquerugiola mi accarezza il viso e in quell’ istante capisco che qualcosa di insolito era nell’ aria. Non gli do molto peso, anzi dimentico quasi l’ importanza della visita al Binario 21. Si, perchè a questa età difficilmente si riesce a dare il giusto peso a ciò che ci circonda, molto spesso rimaniamo impassibili come se nulla ci sfiorasse, scherzando e sminuendo esperienze di rilievo. È anche questa la “bellezza” dell’ essere giovani e spensierati, anche se è proprio con esperienze di questo tipo che si crea quel senso critico in noi stessi, che ci caratterizzerà per tutta la vita. Ed è proprio questo “sentire”, che contraddistingue una persona priva di cultura e di una propria visione della vita e della storia, da un individuo in grado di dare un proprio punto di vista con un pensiero e una riflessione ragionata, un pensiero che possa lasciare degli insegnamenti e dei valori che influiscano positivamente sulla vita di noi giovani.
Una volta arrivati davanti al Memoriale, mi stupisce subito la sua collocazione. Infatti, la Stazione Centrale di Milano è una delle poche in Europa ad essere sviluppata su due piani, con un pian terreno e un primo piano. Quest‘ultimo è quello che tutti noi conosciamo o abbiamo almeno visto una volta nella nostra vita, dove i treni partono dai binari, verso una moltitudine di destinazioni. Il pian terreno, è oramai adibito ad area museale, ma quello che lo contraddistingue è sicuramente la sua storia. Questo piano “nascosto”, veniva usato come una vera e propria stazione destinata allo scarico e carico dei treni postali e del bestiame. Quale miglior posto, avrebbe rispecchiato e allo stesso tempo mascherato quello che si celava dietro le leggi fascistissime del 1925. Grazie alla tecnologia utilizzata dagli ingegneri italiani del tempo, questo piano, tramite un geniale montacarichi, permetteva la risalita dei vagoni bestiame, straripanti di povera gente. Ma, cosa ancor più interessante, è che questi treni, grazie alla collocazione del montacarichi, partivano per i maggiori campi di concentramento e di sterminio senza essere visti, in quanto i vagoni erano collocati al di fuori della stazione centrale. Infatti questi treni vennero soprannominati “treni fantasma”. Numerose persone negarono ogni tipo di violenza o di esistenza di questo vero e proprio smercio di persone.
Persone che avevano ormai perso ogni tipo di dignità, trattate come animali, private della propria personalità, standardizzate, private persino del proprio ramo famigliare. Venivano infatti catturate famiglie intere in maniera tale da eliminare dalla radice il “problema”.
Il sentimento che più distrusse il cuore di questa povera gente che era perfettamente integrata e rivestiva ruoli di tutto rilievo nella società di allora, fu quello dell’indifferenza. Indifferenza del popolo Italiano di fronte ad uno scempio di questa grandezza, indifferenza dettata dall‘opportunismo generale della stragrande maggioranza dei nostri antenati che non sono riusciti a denunciare questi atti osceni. Funzionari italiani e capi treno che nella maggior parte dei casi hanno sempre messo le mani davanti a occhi ed orecchie, compreso lo Stato e la Chiesa.
Famiglie che vengono ricordate attraverso un lungo muro, con i pochi superstiti che vengono evidenziati, la parola indifferenza che viene incisa a sua volta in un‘altra parete che si innalza all’entrata del Memoriale.
Grazie ad una ristrutturazione molto ben studiata all’interno del Memoriale riusciamo, chiudendo gli occhi, a percepire quello che potevano provare queste persone. I treni che passano al di sopra ci fanno immergere in una atmosfera surreale che ci mette quasi i brividi. Mi immedesimo in quelle persone che non sapevano neanche a cosa andassero
Incontro; la maggior parte infatti pensava che andassero a lavorare, ma non tornarono mai più dai propri cari.
Questa struttura al giorno d’oggi, rappresenta il ricordo di questo periodo buio della nostra storia che non deve essere mai più dimenticato. Queste famiglie sterminate devono lasciare un insegnamento nei nostri cuori, un amore reciproco tra tutte le persone che condividono lo stesso cielo, un senso di appartenenza al mondo che nessuno può portarci via.
Appartenenza che viene attuata con il progetto per l’accoglienza ai migranti, infatti questa struttura grazie parecchi volontari è stata adibita, soprattutto nei periodi estivi, come dormitorio per i migliaia di profughi presenti sul nostro territorio. Il Memoriale quindi svolge più funzioni, in primo luogo quello del ricordo di questi tristi momenti e in secondo luogo quello dell’accoglienza e quindi dell’ amore verso delle persone di differente nazionalità, religione e pensiero.
In via definitiva penso che questa esperienza mi abbia lasciato svariate emozioni, dalla tristezza, alla rabbia per la stupidità e superficialità del nostro popolo, alla curiosità di andare in visita ai maggiori campi di concentramento e sterminio d’Europa per rievocare nuove emozioni nel mio cuore. Ma, la cosa che più ho apprezzato è il fatto di poter raccontare con più senso critico questo argomento fondamentale per la nostra esistenza, di poterlo condividere con i miei coetanei per cercare di suscitare le stesse emozioni, che io stesso ho provato sulla mia pelle.

Alberto Bonacossa

 

muro dei nomi
Muro dei nomi del memoriale

L’indifferenza, uno dei più grandi mali del mondo contemporaneo. Il ricordo che riaffiora, facendo riaprire quelle ferite mai chiuse e causate da persone senza scrupoli, accecati da interessi puramente politico-economici e da manie di grandezza e potere. Come sempre è la gente innocente a subire quelle conseguenze che hanno portato il mondo a scrivere la pagina più nera della sua epoca contemporanea. Un grande muro nero con incisa la scritta “indifferenza” è stato installato all’ingresso del museo situato al livello zero della stazione centrale di Milano. Questo muro è stata la cosa che più mi ha impressionato e che tutt’ora mi fa molta paura. Un “sentimento”, se così che si può definire, molto condiviso al giorno d’oggi e che in molti casi può sfociare in quello che si chiama egoismo. Ed è proprio quell’egoismo che ha portato alle leggi razziali approvate da paesi come l’Italia e la Germania. Quegli stessi Paesi che oggi si professano democratici e rispettosi dei diritti umani. Proprio quella stessa Germania che nonostante sia stata coinvolta in prima linea in quei brutali crimini, si ostina oggi a non voler ricordare. Quei treni che partivano da quel maledetto binario, nascosto agli occhi di tutti, ma vicino al quale si stavano consumando i più grandi crimini contro i diritti e la dignità di persone, uomini, donne e bambini innocenti, e vittime soprattutto dell’indifferenza. Proprio quel treno, ormai diventato museo, racconta nel suo silenzio quei drammatici momenti e quelle devastanti deportazioni che hanno provocato terrore e sdegno subito dopo la loro scoperta. Una visita, questa del binario 21, che deve far riflettere e deve far capire quanto l’uomo può far male ai suoi stessi simili. Simili, perché non esistono razze, non esistono religioni, non esistono filosofie di pensiero che possano giustificare questi atti inumani. Ma come la storia insegna, è dagli errori che si ricomincia e si riparte, sempre ricordando quello che è accaduto nel passato, anche più remoto, per evitare di inciampare nei medesimi sbagli.

Simone Scavilla

 

binario 21
Il binario 21 del memoriale

Indifferenza. La parola che ci ha accolto proprio sotto la stazione Centrale di Milano, all’inizio della nostra visita, incisa in un grande muro di pietra.

La parola che più mi ha fatto riflettere. L’indifferenza delle persone verso l’avvenimento più triste e folle della nostra storia. Nostra non solo perché ci riguarda come esseri umani, ma perché proprio in Italia, a Milano, sotto la stazione Centrale, si trova il Binario 21.

Utilizzato per anni come mezzo di deportazione degli ebrei verso i campi di sterminio nazisti dove, prima dello sterminio fisico, veniva sterminata la loro dignità. Gettati in questi treni e rinchiusi per settimane senza cibo né acqua, senza un minimo di igiene, senza distinzione tra uomo o donna, bambino o anziano.

Non erano persone, almeno, non lo erano più.

Una volta entrati in questi “mezzi dello sterminio” uscirne vivi era impossibile… Pensare che molti di essi erano gli stessi che in passato servirono la patria. Esatto. Gli stessi italiani, solo per professare un credo differente o perché di origine ebraica, venivano rapiti e fatti sparire, cancellandoli dalla società.

Questo memoriale della shoa è stato ideato per non dimenticare. Per far si che la parola indifferenza, quella che Antonio Gramsci definì come <<il peso morto della storia>>, rimanga nelle nostre menti e ci ricordi cosa ha causato.

Sì, perché il compito della storia è proprio quello di far si che certe cose insegnino, che non bisogna dimenticare, poiché cosi facendo rischieremmo di commettere gli stessi errori che ci hanno segnato nel passato e che se commessi di nuovo ci segnerebbero per il resto della vita.

A questo proposito è stato ideato il Muro dei Nomi, un muro che, oltre a farci ricordare il terribile evento, serve a restituire quella dignità che tempo fa, i nostri antenati, avevano perso.

All’interno del memoriale si trova anche un luogo di riflessione e raccoglimento. Questo non vuole essere soltanto un monumento alla memoria di chi non c’è più, ma vuole ricordare di non rimanere indifferenti. Sì, perché ricordare significa rompere l’indifferenza.

Diego Ferretti

Mosaico di nomi dedicato a 1.500.000 bambini deportati
Mosaico di nomi dedicato a 1.500.000 bambini deportati nel periodo della Shoah creato da Yad Vashem

Clima, quando per gli errori di pochi pagano molti

Colorado River, fiume californiano, la situazione è parzialmente migliorata nel 2017
“Colorado River, fiume californiano, la situazione è parzialmente migliorata nel 2017

Lago Ciad nel tempo, vista da satellite, bacino vitale da cui dipendono 20 milioni di persone
Lago Ciad nel tempo, vista da satellite, bacino vitale da cui dipendono 20 milioni di persone

Il presidente TRUMP ha deciso: gli U.S.A. si ritireranno dagli accordi di Parigi sul clima, la notizia è di pochi giorni fa, ma già da tempo si vociferava su questa scelta che non è del tutto inaspettata vista la campagna elettorale in cui più volte ha ribadito le sue posizioni sul riscaldamento globale. Ma cosa sono esattamente questi accordi di Parigi, cosa prevedono che si rispetti e quali sono gli obiettivi prefissati?

Prima di tutto bisogna fare alcune premesse importanti: precedentemente agli accordi di Parigi ci sono state molte altre conferenze riguardanti il riscaldamento globale, queste conferenze costituiscono la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (in inglese United Nations Framework Convention on Climate Change da cui l’acronimo UNFCCC o FCCC) e generalmente sono state infruttuose poiché spesso i suoi diversi protocolli, come quello di Kyoto, non sono stati rispettati dalla maggior parte delle nazioni ratificanti. La mancata applicazione di questi accordi si deve al fatto che le nazioni non sono soggette a limiti obbligatori sulle emissioni di CO2 come invece è accaduto con l’ultima, quella di PARIGI.

tutti gli esponenti dei paesi ratificanti, Obama esponente U.S.A. in prima fila nel mezzo

PERCHÉ GLI ACCORDI DI PARIGI SEGNANO UN PASSO IN AVANTI?

-differiscono da quelli precedenti poiché sono vincolanti dovendo essere adottati all’interno dei sistemi giuridici degli stati partecipanti con ratifica, accettazione e approvazione.

-cercano di limitare l’aumento della temperatura globale ad un livello inferiore ai 2 gradi centigradi

-sono un piano universale globalmente accettato

-creano una lista di paesi inadempienti(NAME AND SHAME) per incoraggiarli ad attuare il piano sul clima

Ora però non possiamo più parlare di un piano globalmente accettato dal momento che il Presidente U.S.A. Trump si è ritirato dagli accordi di Parigi. Mancherà dunque il contributo americano, cosa importante essendo sul podio degli stati con più emissioni di CO2.

Spezzoni del discorso tenuto da Trump sul clima

Le risposte a questa drastica scelta non si sono fatte attendere, da tutte le nazioni sono giunti numerosi richiami al rispetto degli accordi presi, anche all’interno degli stessi Stati Uniti diversi governatori e a volte le singole città cercano di parteciparvi singolarmente; sembra quasi che l’effetto ottenuto sia stato opposto a quello desiderato…
Serve dunque fermare l’era dei rinvii, dei ritardi e delle mezze misure ed iniziare l’era delle azioni che producono conseguenze.

“if the trump administration won’t lead the American people will, state by state business by business”
trad. “Se l’amministrazione Trump non guiderà gli americani allora le persone lo faranno, stato per stato questione per questione”
AL GORE

tutte le informazioni provengono da wikipedia.
APPROFONDIMENTI UTILI:
a) https://www.youtube.com/watch?v=-JIuKjaY3r4
b) http://www.linkiesta.it/it/article/2017/06/01/cosi-trump-sta-smantellando-ventanni-di-lotte-per-il-clima/34451/

Appello contro la banalizzazione della meritocrazia

A tutti i professori.
All’istituto d’istruzione superiore Italo Calvino, come in ogni altro IIS del nostro paese, si educano i ragazzi perchè possano essere preparati alla vita oltre la scuola, dalle capacità lavorative a quelle logiche, dal senso del dovere al rispetto per gli orari. La frase può sembrare scontata e quasi banale ma è molto importante sottolinearlo poichè tutto ciò che si impara a questo punto della vita può riflettersi sull’intero arco vitale di una persona e, di conseguenza, sulla società che lo ospita, la nostra società.
Spesso ci lamentiamo del fatto che “in Italia non c’è meritocrazia, chi si impegna viene affossato e chi non fa nulla viene portato in palmo di mano” e cose simili: e se tutto ciò potesse essere fermato alle scuole superiori? Il periodo che è certamente alla base del pensiero socio-politico di una persona. Il mio appello è rivolto a tutti i prof: insegnate la meritocrazia a scuola. Molti già la insegnano con i fatti ma insegnatela esplicitamente, ve lo chiedo dal cuore. Parliamone in classe, evidenziamo l’importanza dell’equità nella società. Fate si che la classe dirigente del futuro sappia l’importanza dell’avere ciò che si merita, fate si che sia diversa da quella attuale. Perchè è il dare per scontati certi valori che li fa affievolire, non sono sottigliezze, nulla di banale. Nelle vostre mani avete un grande potere ed una grande responsabilità, sono certo che lo sappiate bene.

Questa lettera vuole essere un appello accorato, non una critica. Nel battermi per l’equità so di essere nel giusto, sentivo di doverlo fare. “Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.” J. F. Kennedy. Giovanni Falcone amava riportare questa frase.

Gender in Physics Day

Il 10 Maggio noi due, studentesse del liceo di Opera, Nada Mansour e Letizia Repizzi, abbiamo partecipato ad un convegno internazionale a Roma, dal titolo “Italian GENDER IN PHYSICS DAY”, presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in quanto selezionate con menzione speciale per il loro prodotto dal titolo: “l’altra metà del cielo”.

Nada e Letizia

Abbiamo ricevuto una targa, per il progetto da noi presentato per il concorso “Donne nella Fisica: stereotipi e pregiudizi di genere”. Continua la lettura di Gender in Physics Day