Hans Jonas e Giovannino Guareschi

Per anni, nelle mie classi quinte, ho dedicato alcune delle lezioni di filosofia al pensiero di Hans Jonas ed al suo Il principio responsabilità. Per semplificare, dirò qui che la responsabilità di cui parla Jonas è soprattutto verso le generazioni future:

Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra.

Il proncipio responsabilità - Frontespizio

L’edizione tedesca del libro di Jonas è del 1979.
Scopro oggi che Giovannino Guareschi c’era arrivato prima

A noi uomini comuni i figli e nipoti interessano più di ogni altra cosa. Più ancora di noi stessi, perché noi ci consideriamo il chicco di grano che si nutre dei succhi della terra per dar vita alla spiga e la nostra esistenza è in funzione della spiga.
«Cosa ci importa se stiamo avvelenando l’aria, l’acqua e la terra, se ciò non può danneggiare noi ma danneggerà soltanto coloro che verranno dopo di noi? S’arrangino i nostri figli e i nostri nipoti!»
Questo è il ragionamento dei burocrati e dei politicanti. Ma noi uomini comuni, per i quali la vita è, soprattutto, un compito assegnatoci da Dio, non vogliamo che i nostri figli e i nostri nipoti ci maledicano.
(Candido 34, 1957.)

Giovannino Guareschi

DUE SOGNI…UNA SCUOLA

Istituto Italo Calvino, l’alba si lascia intravedere dietro l’edificio, semina i suoi colori tutto attorno alla scuola.  Un uomo e una donna sono seduti sul muretto all’entrata. Sono fratello e sorella.

DIEGO Ali?

ALICE Diego?

ALICE E DIEGO (insieme) Che cavolo ci fai qui? (si guardano intorno) che cavolo ci facciamo qui?

Da dietro il muro vedono passare una fila di ragazzi e ragazze adolescenti che corrono in tuta.

ALICE Ma…quello che corre tutto storto e dinoccolato…non sei tu?

DIEGO Eh sì, sono io a diciotto anni…nell’ora di educazione fisica!

ALICE Ah ah ah come corri male!!!

DIEGO Ha parlato la perfettina!

ALICE Io avevo già un uso del corpo molto consapevole!

DIEGO Si certo, come quando sei inciampata nel corridoio della scuola e ti hanno preso tutti in giro.

ALICE Non vale! Quello era vent’anni fa…(poi guardando i ragazzini che corrono) perché invece di correre guardando avanti correvi guardando i muri rosa?

DIEGO Forse già mi interessava l’edificio. (sorride) Dici che già sapevo che volevo fare Ingegneria Edile/Architettura all’università?

ALICE Chissà, magari si sa già tutto dall’inizio, da qualche parte dentro di sé. Magari già sapevi che avresti fondato la Cooperativa ARCò, con cui hai progettato quelle bellissime scuole in Palestina e lavorato a progetti di architettura sostenibile. E magari già immaginavi di fondare una società di ingegneria come E Plus Studio, dove oggi lavori con più di trenta professionisti in tutta Italia.

DIEGO Chi l’avrebbe mai detto che quel ragazzino che correva così storto sarebbe diventato anche docente all’Università di Pavia, proprio dove si sarebbe laureato… e pure Vicesindaco al comune di Locate di Triulzi!

ALICE Allora lo ammetti che correvi male?

DIEGO Beh almeno io sapevo disegnare bene, tu alle lezioni di tecnica non volevi mai andare, e qualche disegno te l’ho pure fatto io.

ALICE Non è vero! Beh, comunque avevo poco tempo, io facevo tutti i corsi doposcuola: canto, teatro qualsiasi cosa, non avevo tempo di disegnare bene.

DIEGO È vero, mi ero dimenticato, hai iniziato qui a fare teatro!

ALICE Già.

DIEGO Posso confessarti una cosa?

ALICE Mi devo preoccupare?

DIEGO Lo so che hai fatto l’Accademia Paolo Grassi, che sei un’attrice che ha sempre fatto teatro, hai scritto due romanzi pubblicati da Fandango libri, due testi per il teatro, hai pure preso tre certificati da insegnante di yoga, ecc ma io quando ti vedo in televisione dico a tutti e tutte “quella è mia sorella!”

ALICE Nooo, ti sei visto le serie tv che ho fatto?

DIEGO Certo! Rai, Mediaset tutto!

Un silenzio

ALICE Non me lo avevi mai detto…Diego? Diego?

Diego sta guardando in cagnesco uno dei ragazzini che si è fermato a fare degli esercizi di educazione fisica.

DIEGO Oh, quello ti sta guardando!

ALICE (ridendo) non ci credo!!! Sei ancora geloso?

DIEGO Io non sono geloso, è quello lì che ti sta guardando!

ALICE Ti ricordi che a scuola non mi facevi avvicinare da nessuno dei tuoi amici? Mi hai tolto ogni possibilità di mettermi con qualcuno…

DIEGO Ma cosa dici? Guarda che lo so che ti sei baciata con almeno due di loro proprio nel bagno della scuola.

ALICE Ops… Certo il rappresentante d’Istituto sa tutto e vede tutto, avrei dovuto immaginarlo!

Una ragazza esce dall’edificio, ha i capelli lunghi biondi, è magra e tiene gli occhi verso il basso

DIEGO Eccoti…sei tu da ragazzina…Ma perché eri così… triste?

ALICE (dopo un attimo) Avevo paura…

DIEGO Ma c’ero sempre io a proteggerti

ALICE Lo so… ma ero un po’ persa, non sapevo proprio dove andare…l’università…il futuro…mi spaventava tutto…

DIEGO E poi sei finita sui palchi dei teatri più importanti d’Italia!

ALICE E tu a fare progetti in tutto il mondo…beh meglio così…ai tempi volevi fare il cantante rock, ma eri stonato lo sai vero?

DIEGO Diciamo che sul palco della scuola non  ho fatto un gran successo!

(Ridono, poi un silenzio)

ALICE Se potessi parlargli…Cosa diresti a quel ragazzino che corre durante l’ora di educazione fisica?

DIEGO Gli direi di avere meno paura, di fidarsi di più di se stesso. Che le amicizie vere nate su quei banchi non si perdono mai. Che la vita è tutta una bellissima scoperta… E tu?

ALICE Le direi “Prova ancora, sbaglia ancora, sbaglia meglio”

DIEGO Una frase di Beckett, il drammaturgo.

ALICE Come lo sai?

DIEGO Lo so che siamo sempre incasinati, che viaggiamo tantissimo e ci vediamo poco, ma ti voglio bene. E sono felice se ripenso che almeno a scuola abbiamo passato dei bellissimi anni insieme.

ALICE Anch’io fratellino.

Si sente suonare una campanella

DIEGO Mi sa che è ora di salutarci, sorellina.

ALICE Già… ma un pezzo di noi resterà sempre qui.

DIEGO Ai bei tempi del liceo.

ALICE (sorridendo) Ai sogni che sono diventati realtà.

Si abbracciano, poi si allontanano in direzioni opposte, voltandosi un’ultima volta verso la scuola.

 

Alice e Diego Torriani si sono diplomati entrambi all’Istituto Calvino rispettivamente nel 2003 e nel 1999. Oggi Alice svolge la professione di attrice di teatro, televisione e cinema, insegna scrittura teatrale e recitazione, fa parte di un gruppo di ricerca dei nuovi linguaggi del teatro e frequenta un Master in Performing Arts presso l’università di Stoccolma. Diego è docente a contratto alla Facoltà di Ingegneria Edile/Architettura presso l’Università degli Studi di Pavia, ha insegnato in corsi accademici e seminari internazionali presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, lo IED (Istituto Europeo del Design) di Torino, la NABA (Nuova Accademia Belle Arti) di Milano, SOS School of Sustainability diretta da Mario Cucinella. Oltre ad una intensa attività professionale come associato della Società di Ingegneria E Plus Studio srl, è socio co-fondatore della cooperativa ARCò con cui realizza progetti di cooperazione internazionale, premiati e pubblicati in vari contesti. È papà di due splendidi bambini.

Jesus

Le teorie di Rudolf Bultmann avevano spinto molti a pensare che non si potesse veramente andare oltre il Gesù della fede per raggiungere il Gesù storico.
David Flusser, ebreo ortodosso e grande esperto del Nuovo Testamento, invece, riteneva i Vangeli sinottici storicamente attendibili e guardava con ammirazione e profonda simpatia all’ebreo Gesù.
La sua comprensione ebraica della missione di Gesù aiuta a coglierne senso ed importanza.

David Flusser, Jesus.Brescia, Morcelliana, 1997

David Flusser - Jesus

Amarcord — un viaggio nei ricordi

Adrian Safa

Il mio percorso è iniziato tra i banchi del liceo Calvino in modo meno lineare di quanto possa sembrare oggi. Il primo anno è stato difficile: mi sentivo spesso inadeguato, faticavo a trovare un metodo di studio efficace e i risultati non rispecchiavano l’impegno che stavo cercando di mettere. In quel momento non era affatto scontato immaginare come sarebbero andati gli anni successivi.

Col tempo, però, ho capito che le difficoltà iniziali non erano un fallimento, ma una fase di apprendimento. Ho imparato a chiedere aiuto, a riorganizzare il mio modo di studiare e a non misurare il mio valore solo attraverso un voto. È stato un percorso graduale, fatto di piccoli miglioramenti, che mi ha permesso di ritrovare fiducia e motivazione.

Questa crescita progressiva mi ha portato a concludere il liceo diplomandomi con il massimo dei voti e come primo della classe. Un risultato che non rappresenta tanto un punto di arrivo, quanto la dimostrazione che un inizio difficile non preclude alcun futuro, se affrontato con costanza e determinazione.

La formazione ricevuta al Calvino è stata determinante negli anni successivi. Anche grazie a quel percorso ho potuto proseguire gli studi di Medicina presso Humanitas University, sostenuto da una borsa di studio ottenuta in continuità con il merito costruito durante il liceo. Durante l’università, oltre alla formazione accademica, ho sentito il bisogno di restituire parte di ciò che avevo ricevuto: da qui è nata l’esperienza di fondare il primo chapter non profit di Mission:BRAIN a Humanitas, un progetto di divulgazione e formazione che negli anni si è poi esteso a livello europeo.

Questo cammino mi ha infine portato negli Stati Uniti, dove oggi svolgo attività accademica e scientifica presso Mayo Clinic Florida, uno dei migliori istituti al mondo per la ricerca e la formazione clinica. Affrontare un contesto internazionale e altamente competitivo ha richiesto impegno e capacità di adattamento, ma anche una solida base metodologica e umana, costruita a partire dagli anni del liceo.

Guardando indietro, mi rendo conto che tutto è iniziato da lì: non da un percorso perfetto, ma dalla possibilità di crescere, sbagliare e migliorare. Il Calvino non mi ha indicato una meta precisa, ma mi ha insegnato a credere che costruirla fosse possibile.
A chi oggi sta attraversando un momento di difficoltà, vorrei dire questo: non conta come si parte, ma la disponibilità a non smettere di provarci.

Dalla paura di sbagliare al coraggio di insegnare: il mio viaggio dal liceo al sogno dell’insegnamento

Sono passati 22 anni da quando ho varcato per l’ultima volta, da studentessa, il cancello del liceo che oggi conoscete come Calvino. All’epoca si chiamava ancora Liceo Scientifico Salvador Allende e io, come molti di voi oggi, affrontavo ogni giorno cercando di districarmi tra compiti, verifiche, ansie, interrogazioni e sogni confusi e grandi amicizie e risate.

Quegli anni li ricordo con infinita gioia. Nonostante le fatiche e i momenti in cui avrei voluto mollare tutto, sono stati cinque anni fondamentali. Lì ho costruito amicizie vere, ho incontrato insegnanti che, con le loro parole, i loro sguardi e il loro incoraggiamento si sono impressi nella mia mente e nel mio cuore.

E sì, ricordo ancora con un certo terrore le interrogazioni su Kant e Marx con il professor Paganini e il suo mitico quadernino delle interrogazioni di recupero, che appariva sulla cattedra come un libro dei destini. Ogni volta era un piccolo brivido, spesso seguito da una nuova interrogazione di recupero. Ma il motivo per cui sono riuscita a ottenere un solido 30 al primo tentativo, all’esame di filosofia alla Cattolica è proprio grazie a tutti quei tentativi, tutte le ripetizioni, tutta quella perseveranza instancabile per “riprovare”.

Come dimenticare le temutissime versioni di latino con la professoressa Longhi, capaci di mettere in crisi anche i più preparati, o i compiti di matematica della professoressa Strati, che ti facevano sudare freddo già leggendo il primo esercizio? Ricordo che io ci mettevo due ore intere per provare a capirci qualcosa, mentre tre o quattro delle mie compagne finivano in meno di un’ora, risolvendo anche più esercizi di quelli richiesti… e ovviamente tutti corretti. Io, invece, quando andava bene, riuscivo a strappare un 5 e mezzo.

Non vi nascondo che, durante gli anni del liceo, tendevo a rifugiarmi nelle materie che mi risultavano più semplici, lasciando da parte quelle che mi facevano sentire insicura — come la matematica. Mi spaventava, mi sembrava lontana da me. Eppure, oggi, ironia della sorte, è proprio la matematica una delle materie che insegno con più entusiasmo! Ogni volta che la propongo ai miei alunni, non posso fare a meno di pensare a quanto sarebbe stato bello, allora, affrontarla con più fiducia, senza chiudermi davanti alla sua complessità.

Dopo il diploma ho seguito un percorso universitario in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, convinta che il laboratorio fosse il mio destino. Ma col tempo ho capito che il mio vero mondo era un altro: era fatto di risate spontanee, di domande che spiazzano, di occhi che si illuminano per le cose più semplici. Di quel modo speciale che hanno i bambini di guardare il mondo, senza filtri, con stupore vero — uno sguardo che noi adulti, purtroppo, finiamo troppo spesso per dimenticare. Così ho cambiato rotta e mi sono iscritta a Scienze della Formazione Primaria. Ed è lì che ho trovato me stessa.

Oggi sono una maestra e vivo a Chieti, lontana da Rozzano, ma con il cuore ancora legato a quei corridoi, a quelle aule, a quei banchi in cui tutto è iniziato. E ogni mattina entro in classe con il desiderio di trasmettere ai miei alunni non solo conoscenze, ma fiducia, passione e coraggio. Coraggio di provare, di sbagliare, di ricominciare. Il mio vero obiettivo non è che imparino enormi quantità di nozioni, ma che si appassionino allo studio, alla vita, al piacere di scoprire.

Vorrei che affrontassero la scuola con più coraggio e serenità di quanto sia riuscita a fare io, e che capissero fin da piccoli che imparare non è un dovere, ma una possibilità bellissima.

Se oggi scrivo a voi, studenti del Calvino, è perché un po’ vi capisco. So cosa vuol dire sentirsi in difficoltà, pensare di non farcela, o di essere “portati solo per certe materie”. Ma lasciatemi dire una cosa: non abbiate paura delle fatiche. Non sentitevi in ritardo se non capite tutto subito. Va bene così. Le difficoltà fanno parte del percorso, e gli errori, anche se danno fastidio, sono le guide migliori che possiamo avere. Ci mostrano dove possiamo crescere, dove stiamo imparando davvero.

E fidatevi dei vostri professori. Lo so, a volte sembrano severi, distanti… ma la verità è che sono lì per aiutarvi, non per giudicarvi. Un brutto voto non dice nulla su chi siete, è solo una fotografia di un momento. Usatelo per capire come migliorare, non come etichetta da portarvi addosso. Abbiate il coraggio di chiedere spiegazioni, di parlare, di farvi sentire. La scuola è anche vostra.

Il liceo scientifico, con tutte le sue sfide, i suoi schemi e i suoi ragionamenti rigorosi, mi ha aperto la mente. Mi ha insegnato a guardare anche le materie umanistiche con spirito critico e curioso. E oggi, quel modo di pensare lo porto con me ogni volta che entro in classe, anche quando leggo una fiaba ai miei alunni. Perché sì, anche in una storia c’è logica, anche dietro un numero può nascondersi poesia.

E allora, vivete questi anni fino in fondo. Prendete tutto il buono che il liceo vi offre. Sbagliate, riprovate, sperimentate. Coltivate le vostre passioni, anche quelle che vi sembrano strane o fuori posto. E soprattutto: seguite il vostro cuore.

È lui che vi porterà, un giorno, esattamente dove dovete essere.

Con affetto,

Cristina Geroli

EX studentessa spaventata ora maestra innamorata della scuola.

 

 

Un cammino che parte dagli anni del liceo

Ci sono passioni che crescono insieme a te, anno dopo anno, e che a un certo punto diventano molto più di un’attività: diventano un’identità. Il Karate è questo per me. Un percorso iniziato da bambino e diventato nel tempo una vera professione, che oggi si esprime nell’insegnamento, nella formazione e nell’organizzazione di eventi sportivi.

Negli anni ho avuto una carriera agonistica che mi ha portato a conquistare titoli a livello nazionale e a vivere esperienze internazionali. Oggi sono Maestro di Karate e docente per lo CSEN – Centro Sportivo Educativo Nazionale – uno degli enti di promozione sportiva più rappresentativi in Italia, riconosciuto dal CONI, che promuove lo sport a livello educativo, formativo e sociale.

Nel mio percorso, gli anni del liceo hanno avuto un ruolo chiave. Ricordo in particolare, con stima ed amicizia, il professor Caldarelli, Maestro e docente Nazionale FIJLKAM di Judo, che con la sua cultura sportiva e il rigore tecnico ha lasciato un’impronta profonda nella mia formazione. Con lui ho imparato a “leggere” lo sport, in maniera precisa, definita, scientifica – come linguaggio del corpo, espressione di valori e strumento educativo.

Oggi insegno Karate e faccio parte dell’organizzazione eventi per il settore Karate dello CSEN Milano – il più grande Comitato Provinciale d’Italia – con cui collaboro anche in ambito tecnico e formativo.

Ma la mia attività non si ferma al tatami. Già durante gli anni del liceo ho partecipato, per tre anni consecutivi, ai concorsi della Camera di Commercio di Milano dedicati alla creazione di siti web accessibili e inclusivi. Fu in quell’occasione che maturai le basi del web design, anche grazie al corso interno di programmazione tenuto dal prof. Paganini. Quelle competenze, negli anni, si sono evolute al punto da permettermi oggi di gestire le piattaforme digitali dei comitati CSEN di Milano e Bergamo come referente per l’area web.

Infine, la passione per lo sport mi ha portato ad approfondire anche l’aspetto più tecnico e corporeo dell’attività fisica, fino a specializzarmi come posturologo. Un percorso che oggi unisce la mia esperienza marziale con lo studio dell’anatomia, della biomeccanica e del benessere della persona.

In fondo, tutto parte da lì: da un liceo, da un prof, da una passione che si accende e che, se la nutri, può diventare un cammino professionale e umano. E se questo accade, è anche grazie a docenti che sanno essere veri educatori – nel senso più autentico del termine: ex-ducere, saper “tirare fuori” il potenziale di chi hanno davanti, lasciando un segno che va oltre la materia.

Martino Schnickel

A metà tra analogico e digitale

Ciao, sono Monia

Anno del diploma? 2000

Ho scelto di fare il liceo senza grossi pensieri o ragionamenti, volevo diventare un medico, mi andava bene tutto. Un diploma per poter accedere all’università. Perchè a Rozzano? Perché sono cresciuta qui, perché comodo, perché facile da raggiungere …e attenzione, l’autobus arrivava fino all’autoscuola 2000 poi a piedi: piazza del comune, cavallo-pecora e poi muro muro fino all’Allende, si chiamava cosi:

“Liceo Salvador Allende”

Ogni mattina io e Diego attraversavamo la città, all’incrocio con via Lillà incontravamo Antonio che nonostante abitasse a 10 m dalla scuola era perennemente in ritardo.

Anni di Brioche infuocate che il barista tirava fuori 10 secondi prima della campanella.

Si entrava in classe e si faceva un gran “casino”.

Eravamo la sezione B, quelli “bravi” erano nella A.

Noi eravamo quelli della musica, degli scherzi, della polka ballata all’ultimo piano nel corridoio del laboratorio di chimica (io l’ho ballata anche con il Paga).Quelli che giocavano a ping pong con in quadernino dei vocaboli. Quelli delle discussioni politiche accese, sono diventata famosa per il mio urlato “noi non viviamo per studiare ma studiamo per vivere”, di discussione con la cara Porf Perego a cui devo la chimica che so, minuti in piedi davanti alla prof Schiavo che non ci faceva sedere finchè non stavamo zitti e fermi, praticamente metà ora la passavamo sull’attenti in attesa del suo “Good morning sit down”.

Eravamo talmente agitati che i prof nelle ore buche non venivano nemmeno a farci sorveglianza, abbiamo saltato anche la gita di 5. Ma sono stati anni felici e pieni di risate, intervalli passati da Cecconello con la Escort del papà di Ruti, professori che non riuscivano a trattenere le risate, scuotevano la testa ma si divertivano.

Noi 5b ancora ci vediamo  e dopo 25 anni è un grande traguardo.

Ah dimenticavo…il risultato l’ho raggiunto, faccio il medico, mi occupo di intossicazioni e di emergenza urgenza, gestisco un’associazione di volontariato che fa 118 e tutto questo lo devo anche agli 1 in Filosofia, i 4 in Inglese, i compagni casinari come me, le lotte politiche ,le versioni di latino tutte corrette in blu e rosso (grande Caroli, all’epoca per noi era la Carolona),e dove la mettiamo la maturità nel 2000 con i professori esterni, l’orale con tutti gli argomenti, la matematica difficile dove ogni anno avevamo un prof diverso… il Liceo serve a questo, crescere, trovare legami forti e mantenerli, diventare medici, fotografi, insegnanti, direttori, imprenditrici, musicisti, cantanti…ma soprattutto rimanere AMICI.

Vivo ancora a Rozzano, mi trovate in Pronto soccorso o in Croce Viola…

a Presto

Monia

 

Strategic Management and the Circular Economy

Strategic Management and the Circular Economy - copertina

Marcello Tonelli, ex alunno del liceo di Rozzano quando ancora era sezione staccata dell’Allende, era all’epoca tra i migliori nuotatori italiani della sua fascia d’età e, nonostante impegnativi allenamenti, manteneva buoni risultati a scuola.
Dopo il liceo ha studiato negli Stati Uniti.
È autore di numerosi importanti volumi. Tra questi ricordiamo Strategic Management and the Circular Economy medaglia d’argento agli Axiom Book Awards nel 2020.

Tonelli è il fondatore di WorlDynamics, un’organizzazione che promuove lo sviluppo sostenibile. Per vent’anni ha lavorato come Certified Management Consultant e come Fellow dell’Australian Institute of Management, assistendo aziende di diversi settori nella pianificazione/sviluppo strategico, nel miglioramento delle performance, nella gestione generale e nella commercializzazione della ricerca.

Con un dottorato di ricerca in Strategia Aziendale conseguito presso la Queensland University of Technology, il Dott. Tonelli ha collaborato con l’Australian Centre of Entrepreneurship Research (ACE) nei campi dell’imprenditorialità, dell’innovazione sociale, delle strategie territoriali e della lotta alla povertà, suscitando un crescente interesse accademico.

Come autore, ha unito il suo rigore accademico all’esperienza manageriale per scrivere libri pratici rivolti a un pubblico aziendale. “Entrepreneurship at the Bottom of the Pyramid” ha vinto il Nautilus Award nel 2017 e i festival letterari di Hollywood e Great Northwest nel 2018.

Milano prima del Barbarossa

Milano prima del Barbarossa - copertina

Il nostro ex alunno Stefano Bernardiniello, che già ai tempi del liceo aveva una viva passione per la storia, è l’autore di Milano prima del Barbarossa. Spazi e pratiche politiche tra XI e XII secolo. Prefazione Andrea Zorzi, Viella Editrice, Roma 2025

“Tra XI e XII secolo, Milano si afferma come centro politico e religioso di primo piano nel Regnum Italiae. La civitas è attraversata da un processo di riorganizzazione che coinvolge l’arcivescovo, le prime istituzioni civili e gli altri gruppi di potere attivi nello spazio politico cittadino. Questo volume esamina le trasformazioni che coinvolsero le modalità di gestione del potere e le pratiche collettive milanesi nel secolo intercorso tra l’ascesa di Enrico III (1046) e l’annuncio della prima discesa di Federico Barbarossa in Italia (1153). L’attenzione si concentra sugli spazi della politica, sui rituali pubblici e sulle forme di interazione tra gli attori sociali in un periodo fondamentale per la storia di Milano nei secoli centrali del Medioevo. Attraverso un’attenta analisi delle fonti, emergono con chiarezza le configurazioni di potere e le strategie di consolidamento dell’autorità. L’indagine restituisce così un quadro della Milano precomunale che mette in luce i rapporti di forza tra i poteri locali e il contesto più ampio del Regnum, offrendo nuovi strumenti per comprendere la storia politica cittadina”.
https://www.viella.it/libro/9791254699690

Il giglio tra le spine

Il giglio tra le spine - frontespizio
Finalista Premio Città di Mestre

Il professor Paganini è stato per molti anni docente di Storia e Filosofia nel liceo di Rozzano. Il suo primo romanzo, Il giglio tra le spine, è ora uno dei tre finalisti del premio Città di Mestre.

L’autore ci immerge con velata ironia in un’immaginaria provincia veneta in cui si muovono imprenditori di successo con progetti extra large, amori leciti e illeciti e inevitabili trame e gelosie.

Un delitto insolubile imprime una svolta tragica a questa rumorosa commedia umana.

Un ritratto convincente e gradevole di un mondo minore, popolato da personaggi probabili e improbabili in cui ci possiamo in un modo o nell’altro riconoscere.

Il libro è disponibile nelle librerie ed on line sul sito dell’editore, Mazzanti Libri, e sulle principali piattaforme di vendita, quali, per esempio, Ibs, Libro Co o Amazon.

Marco Pigni