Piccoli lavoratori in un grande mondo lavorativo

Il progetto dualità scuola-lavoro con la società Allianz nasce nell’ottobre del 2016 quando circa trenta ragazzi provenienti da vari licei e istituti tecnici, sono stati coinvolti in tale percorso formativo. Un anno dopo, il progetto è stato riproposto e vede il coinvolgimento, tra gli altri, di undici studenti provenienti dall’istituto Calvino.

In cosa consiste? Continua la lettura di Piccoli lavoratori in un grande mondo lavorativo

La scuola che vorrei

Solitamente il passato è errore, il presente è redenzione ed il futuro è rinascita.

Questo funziona sia nelle religioni e riadattandolo anche nelle scienze, ovunque.

Funziona o funzionava?

Nietszche, 130 anni fa, aveva previsto che saremmo andati incontro ad una società nichilista, senza uno scopo.

Il problema, infatti, è che ora sembra manchino le prospettive “rosee” per il futuro, anzi ora sembra mancare proprio il futuro.

Tutto ciò ha effetti devastanti sulla psiche di ogni uomo, in primis sui ragazzi.

Basta osservarli… Continua la lettura di La scuola che vorrei

Europa orientale ai tempi della Confederazione polacco-lituana

Matejko Jadwiga
Jadwiga Andegaweńska, conosciuta in italiano come Edvige di Polonia o Edvige d’Angiò, nel 1384, all’età di soli 11 anni venne incoronata re di Polonia. Ottenne il titolo di re per indicare che regnava per suo diritto e non come consorte del sovrano. Sua madre era discendente della casa reale dei Piasti, un’antica dinastia polacca, mentre suo padre, Luigi I d’Ungheria, apparteneva alla casa d’Angiò e fu re d’Ungheria e re di Polonia.

Inizialmente era stata promessa in sposa a Guglielmo I d’Asburgo, ma poi il matrimonio venne annullato per stringere un’alleanza con la Lituania. Jadwiga sposò così Jogaila, il principe pagano della Lituania, che si convertì al cattolicesimo e assunse il nome di Władysław Jagiełło (Ladislao Jagellone). Senza compromettere i diritti di Jadwiga, venne incoronato anch’egli re di Polonia. Il governo dei due sposi sarebbe quindi paragonabile a una sorta di diarchia, che durò fino al 1399, l’anno della morte di Jadwiga.

Jagiełło, invece, rimase sul trono per altri 35 anni, diventando il capostipite della dinastia degli Jagelloni, che regnerà in Polonia e in Lituania fino al 1572.

albero genealogico Jagelloni
albero genealogico degli Jagelloni

Jagelloni
Sovrani Jagelloni

Oggi Jadwiga è la santa patrona delle regine e della Polonia. Sul suo conto sono nate numerose leggende e la devozione del popolo polacco nei suoi confronti è immensa tutt’oggi. Viene ricordata come una regnante intelligente e benevole verso i suoi sudditi. Finanziò l’Università Jagellonica, la seconda più antica università dell’Europa orientale, frequentata da personalità come Niccolò Copernico, Jan Sobieski e Papa Giovanni Paolo II. Continua la lettura di Europa orientale ai tempi della Confederazione polacco-lituana

Tutti delinquenti?

Uno degli argomenti che molti partiti hanno utilizzato e, in alcuni casi, strumentalizzato, durante le ultime elezioni politiche svoltesi in Italia, è stato quello dell’immigrazione e delle conseguenze che tale fenomeno sta portando nel nostro paese.
Oltre alla difficoltà di trovare un lavoro e la conseguente paura che questo possa venire sottratto alla popolazione autoctona, gli argomenti maggiormente utilizzati dalle campagne elettorali sono stati quelli relativi all’ordine pubblico, e al fenomeno della delinquenza della popolazione straniera.
Quindi ho pensato potesse essere interessante proporlo, come oggetto di discussione, nel blog della scuola e per farlo ho scelto di riassumere un capitolo del libro di Stefano Allievi e Gianpiero Dalla Zuanna Tutto quello che non vi hanno mai detto sull’immigrazione, pubblicato dalla casa editrice Laterza, perché tratta questo argomento utilizzando dati statistici e, quindi, obiettivi.

La paura dello straniero ha una base fondamentale: il tasso di criminalità. Esso ha solidi fondamenti statistici ma, spesso e volentieri, a questi dati non vengono affiancate delle specificazioni che cambierebbero completamente il significato dei dati stessi. La domanda a cui si cerca di rispondere è la stessa che molti italiani, soprattutto negli ultimi anni, si pongono, ovvero “Gli stranieri delinquono più degli autoctoni?”. Continua la lettura di Tutti delinquenti?

Incontro con ONG Vento di Terra

Venerdì 16 Marzo abbiamo avuto il piacere di incontrare Massimo Annibale Rossi, membro della cooperazione internazionale “Vento di Terra”, che svolge la sua attività nei territori di frontiera con lo scopo di difendere i diritti umani e dell’ambiente.

La protagonista dell’incontro è stata la Palestina, terra martoriata nel corso della storia. La situazione in questo lembo di terra continua ad essere allarmante. Le origini del conflitto risalgono alla Prima Guerra Mondiale. Con la dichiarazione di Balfour del 1917, la Gran Bretagna dichiarò l’intenzione di destinare una porzione di questo territorio a tutti gli ebrei sparsi per il mondo e nella stessa Palestina. Questa dichiarazione però si scontrava con gli accordi presi con gli arabi (i britannici avevano promesso la Palestina a questi ultimi). Iniziarono così i primi atti di violenza ed opposizione fra popolazione araba ed ebraica. La situazione continuò a svilupparsi ed espandersi, tanto che oggi l’88% del territorio è in possesso di Israele.

Questo conflitto ha comportato l’isolamento e la frammentazione della popolazione palestinese, la privazione di diritti e una condizione di “senza patria”. Inoltre Israele impone pesanti restrizioni sull’economia e continua tutt’oggi a vietare la costruzione di altri campi e di scuole (arrivando addirittura ad erigere un muro), in particolare nella Striscia di Gaza.

I primi a subire gli effetti di questa drammatica situazione sono i bambini, i quali, ritrovandosi quotidianamente davanti agli occhi le conseguenze del conflitto, dello squilibro e dello spazio negato, rischiano di sviluppare a loro volta una forma di aggressività e di perdere la loro identità culturale.

In questo scenario perciò la scuola assume grande importanza, perché oltre ad insegnare nuove nozioni, permette di conoscere quali siano i valori più importanti e consente inoltre di rafforzare un’identità.

A tal fine “Vento di Terra” ha dato vita al progetto “Scuola di gomme” con l’obiettivo di costruire delle scuole, utilizzando semplici materiali che i volontari avevano a disposizione, come ad esempio i pneumatici. Continua la lettura di Incontro con ONG Vento di Terra

Sulla pronuncia della parola joule.

La parola joule indica l’unità di misura dell’energia nel Sistema Internazionale. Deriva dal cognome di James Prescott Joule, fisico inglese del 1800. In Italia la maggior parte delle persone lo pronuncia giaul, scritto all’italiana, [‘dᴣaul] nell’alfabeto fonetico internazionale, mentre secondo me va pronunciato giul, scritto all’italiana, [‘dᴣu:l] nell’alfabeto fonetico. Questo perché il fisico Joule pronunciava così il proprio cognome, come si evince dai dizionari inglesi, dai siti web specializzati in pronuncia e ascoltando persone di nazionalità sia britannica sia statunitense. Sarebbe accettabile la pronuncia diffusa in Italia, se fosse una italianizzazione, cioè la pronuncia di una parola straniera secondo le regole della lingua italiana, come stoccafisso per stockfish, Cartesio per Descartes, oppure mit invece di em ai ti per indicare il Massachusetts Institute of Technology, cidì invece di sidì per indicare i compact disk, e così via. Allo stesso modo trovo corretto che i francesi mi chiamino Lombardò, mentre il mio cognome in italiano è Lombàrdo, questo perché i francesi seguono le loro regole di pronuncia. Ma nel caso della pronuncia diffusa in Italia di joule, non è una italianizzazione, perché non segue le regole della pronuncia italiana. Chi pronuncia così lo fa perché è convinto di usare la corretta pronuncia inglese. [‘dᴣu:l] sembra loro francese. In effetti pare che la famiglia di Joule sia di origine belga francofona, ma al di là della origine della pronuncia di Joule, il problema è che in inglese la pronuncia è questa, e non [‘dᴣaul]. Succede lo stesso con la parola stage, che in Italia si usa al posto della parola tirocinio, e che molti pronunciano all’inglese, mentre è francese e deve essere pronunciato alla francese. Ammetto che l’uso fa la regola, e che spesso ho dovuto pronunciare secondo l’uso, anche se sbagliato, per essere capito. Ma credo che bisogna sempre essere consapevoli della corretta pronuncia, e che è bene tentare di pronunciare correttamente, almeno finché l’uso sbagliato non entri definitivamente nella lingua ufficiale. Meditate gente, meditate.
Luigi Lombardo

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