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Finalmente possiamo bocciare

prof pensionati giocano a bocce

 
 

Cari ragazzi, cari colleghi, e cari tutti del personale scolastico,
con questa vignetta mi congedo dal Calvino.

Ho avuto l’onore di svolgere per tanti anni un lavoro prestigioso ed emozionante, che mi ha dato tanto. Adesso voglio ritornare alle origini, alla pittura e alla scultura, almeno finché la testa e le mani funzionano.
Rivolgo un saluto commosso a Moreno Bonacci, che non conoscevo personalmente, ma che mi ha sempre ispirato simpatia con i suoi vivaci interventi in Collegio.

Un abbraccio!

Nello Colavolpe

Una nuova forma d’arte

Fin dal principio l’uomo ha cercato qualcosa che suscitasse in lui nuove emozioni. Tra le varie discipline che smuovono i nostri sentimenti, la più famosa è l’arte.

Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima.

Essa ha affrontato, negli anni, cambiamenti radicali, per quanto riguarda lo stile: dal romanico al gotico, dal barocco al neoclassico, dalla semplicità all’esagerazione e viceversa. Mentre, per quanto riguarda gli strumenti, ha avuto un’evoluzione quasi pari a zero, se non qualche miglioramento degli utensili. Nel 1839, però, un nuovo oggetto entrò in circolazione: la macchina fotografica. Purtroppo non ha avuto subito grande considerazione, ma solo dopo un secolo e mezzo circa, venne riconosciuta come un’inedita pratica artistica.

Io voglio parlarvi di quella cosa che crea, a chi ne coglie il significato, le così dette “farfalle nello stomaco”, non in ambito storico, ma riguardo le emozioni e il pensiero che ha il potere di cambiare questa nuova forma d’arte.

Fin dalla prima volta che ho preso in mano una fotocamera, ho provato euforia, perché mi sentivo un’artista; come quando ai bambini piccoli si danno i pastelli per colorare. Lo scattare foto mi ha insegnato ad osservare, a catturare e a fermare il tempo per godere di quell’armonia che esiste nel mondo e ad immaginare la storia che ha dietro di sé ogni oggetto. Ora guardo la natura con occhi diversi; mi blocco sempre ad ammirare i particolari e a pensare: “Wow…”. E’ proprio questo che la fotografia ha cambiato in me, perché prima che essa “entrasse” nella mia vita, pensavo che l’uomo fosse tutto, mentre adesso so che non è così: noi facciamo semplicemente parte di un meccanismo molto complesso, il quale va avanti in totale affinità.

In conclusione, per me la fotografia deve suggerire, non insistere o spiegare, ed è un’arte che, se la sai interpretare, ti migliora la vita.

 

Disegnare il mondo di…Gogi

“Gogi” con la sua disegnatrice, Nigar Nazar

Quante volte abbiamo sentito guardando in tv eloquentissimi comici cimentarsi in monologhi basati su stereotipi e luoghi comuni che hanno la capacità di rendere un banale accaduto in un episodio divertente? Personalmente molte. Quante volte dopo aver riso però abbiamo riflettuto su ciò che abbiamo sentito dire? Poche. A quanto pare invece è un ottimo mezzo per esprimere concetti non sempre condivisibili soprattutto se si vive in un paese poco aperto alla libertà di stampa e di pensiero.

Non sto presentando un affermato comico, ma una disegnatrice pakistana di nome Nigar Lazar. Il suoi mezzi di comunicazione sono carta e penna a china e il risultato finale si chiama “Gogi“, personaggio femminile estremamente brillante amato dai grandi ma soprattutto dai piccini, grazie alla sua ampia diffusione sulla tv pakistana.

Nelle vignette Gogi mette in luce situazioni mondane che lettori sbadati potrebbero intendere finalizzate solamente a far sorridere, ma, come spiega Nigar, “lo scopo principale è far cogliere alle persone ciò che accade con un occhio critico, l’ironia è solo il mezzo per facilitare la comprensione del concetto che vorrei trasmettere”.

Per Nigar non è sempre facile trattare alcuni argomenti, come ad esempio la religione o la politica (tanto che non sempre le sue vignette sono pubblicate dai media locali), ma la disegnatrice è sempre stata brava a non eccedere nell’essere controcorrente, ottenendo comunque grandi risultati per la sensibilizzazione al riconoscimento dei diritti delle donne in oriente, come ad esempio il diritto all’educazione scolastica per le bambine. Nigar infatti sa quanto sia importante una corretta formazione culturale, malgrado abbia lasciato l’università di medicina anzitempo, poichè quella facoltà non la realizzava a pieno.

Ma grazie a questa presa di coscienza ha capito che non poteva vivere senza disegnare e che gli scarabocchi che lasciava sui bordi dei libri di anatomia un giorno sarebbero diventati famosi non solo agli occhi dei suoi compagni.

Sfido chiunque a trovare un’arma più semplice e funzionale di un disegno per avviare un processo di cambiamento lento ma efficace, perchè oggi Nigar grazie a Gogi rallegra la giornata di milioni di bambini e ragazzi in tutti i paesi del medio oriente, ma un domani saranno proprio quei bambini a dettare il cambiamento. E non dobbiamo ringraziare abili pionieri di guerra se un cambiamento ci sarà, ma l’essenza che ognuno di noi trasmette ad un movimento inciso su una superficie: un disegno.

Riccardo Sisinni

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Il 12 aprile la terza C liceo ha visitato il museo della scienza di Milano

Il 12 aprile la terza C liceo ha visitato il museo della scienza di Milano, con un percorso dedicato a Leonardo da Vinci. Nelle prime due ore si è visitato il museo, sezioni spazio, telecomunicazioni, trasporti. Quindi la visita guidata alla galleria dedicata a Leonardo e di seguito il laboratorio, dove gli studenti hanno sperimentato la tecnica pittorica di Leonardo.

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Glorie lombarde cinquecentesche: uscita didattica alla Milano spagnola

Una limpidissima e altrettanto rigida mattina di fine novembre ha incorniciato la nostra uscita didattica in visita alla Milano del ‘500, secolo che ha lasciato una traccia indelebile nel capoluogo lombardo, pur nascosta da un involucro napoleonico e ottocentesco.

La visita della due classi quarte è stata condotta da Leonardo Catalano, laureato in Storia dell’Arte e nostra guida.
Non è un caso che il nostro itinerario sia cominciato dal castello Sforzesco, monumento in cui convergeva il potere dei Signori di Milano e delle successive dominazioni straniere dalla caduta di Ludovico il Moro. La visita al Castello si è svolta esclusivamente negli ambienti esterni, procedendo per il lato orientale fino alla Torre del Falconiere, dalla quale Leonardo da Vinci osservava il volo degli uccelli per studiarne la dinamica e progettare i suoi modellini. All’interno del cortile, abbiamo proseguito per gli ambienti della Rocchetta e per la Corte Ducale, che si snoda attorno ad un cortile il cui sfondo architettonico è costituito dal Portico dell’Elefante, così chiamato per l’affresco che vi si conserva; il giro è terminato con l’osservazione della Torre del Filarete, restaurata da Luca Beltrami alla fine del XIX secolo.

Da piazza Castello, le due classi hanno proseguito attraverso via Dante, di epoca napoleonica, realizzata ai tempi dopo lo sventramento di numerose viuzze poste tra Piazza Castello e il Duomo. Dopo una breve permanenza nel cortile del teatro Strehler, la visita è proseguita in Piazza Mercanti.
Tra gli edifici che si affacciano sulla piazza, è il palazzo della Ragione a conservare un’importante testimonianza: sul bassorilievo di un capitello è rappresentata, infatti, una scrofa semi-lanuta, animale mitologico simbolo della Milano di epoca pre-comunale: si ritiene che il nome “Mediolanum” derivi proprio dal termine semi-lanuta.

La guida ci ha poi condotti in Piazza del Duomo, informandoci di una doppia origine della struttura delle cattedrali gotiche: da un lato c’è la tensione all’infinito, propria della concezione medioevale, che si materializza nel marmo in una struttura svettante verso il cielo; dall’altro è stato dedotto che le venature del Duomo e le numerose cuspidi dentellate rimandino all’imitazione della natura nella rappresentazione di un albero. Abbiamo poi sorpassato il Museo del ‘900 per proseguire attraverso il Palazzo Reale, fino ad arrivare alla chiesa di San Gottardo in Corte in via Pecorari, suo architetto.
Infine, presso la Pinacoteca Ambrosiana in conclusione alla visita la guida ci ha letto un passo tratto dal De Pictura Sacra di Federico Borromeo, “Del Bello”.

Svelare le vicende storiche di quei luoghi di Milano che ci sono comunemente noti ma che non guardiamo mai per quelli che sono permette di poterli osservare come se fosse la prima volta: è interessante scoprire i volti diversi che il capoluogo lombardo ha assunto nei secoli e guardare oltre la forma di mercato finanziario e capitale della moda che ha assunto oggi. Una visita che consiglierei anche al di fuori dell’orario didattico.

Il riflesso di una Milano storica

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Come ogni città, Milano nasconde un passato che non è facilmente individuabile all’occhio superficiale di un turista, ma a saper leggere le tracce che lasciano gli eventi, si può ricostruire il percorso storico-culturale del capoluogo lombardo.

Una gita all’insegna della cultura che non si è limitata ad uno sguardo agli edifici, ma che ha accompagnato con ricche documentazioni e poesie l’escursione milanese.

Milano: mi ricordo…

Che peccato vedere il blog senza più parole, né immagini. E pensare che fino a qualche anno fa era il fiore all’occhiello del sito della scuola.

Facciamo rivivere questo luogo d’incontro in cui sono state scritte tante belle pagine che ci hanno divertito e arricchito.

Comincio subito a fare la mia parte e vi mostro la mia terza video animazione pubblicata su YouTube.

Buona visione

Nello Colavolpe