
Il mio percorso è iniziato tra i banchi del liceo Calvino in modo meno lineare di quanto possa sembrare oggi. Il primo anno è stato difficile: mi sentivo spesso inadeguato, faticavo a trovare un metodo di studio efficace e i risultati non rispecchiavano l’impegno che stavo cercando di mettere. In quel momento non era affatto scontato immaginare come sarebbero andati gli anni successivi.
Col tempo, però, ho capito che le difficoltà iniziali non erano un fallimento, ma una fase di apprendimento. Ho imparato a chiedere aiuto, a riorganizzare il mio modo di studiare e a non misurare il mio valore solo attraverso un voto. È stato un percorso graduale, fatto di piccoli miglioramenti, che mi ha permesso di ritrovare fiducia e motivazione.
Questa crescita progressiva mi ha portato a concludere il liceo diplomandomi con il massimo dei voti e come primo della classe. Un risultato che non rappresenta tanto un punto di arrivo, quanto la dimostrazione che un inizio difficile non preclude alcun futuro, se affrontato con costanza e determinazione.
La formazione ricevuta al Calvino è stata determinante negli anni successivi. Anche grazie a quel percorso ho potuto proseguire gli studi di Medicina presso Humanitas University, sostenuto da una borsa di studio ottenuta in continuità con il merito costruito durante il liceo. Durante l’università, oltre alla formazione accademica, ho sentito il bisogno di restituire parte di ciò che avevo ricevuto: da qui è nata l’esperienza di fondare il primo chapter non profit di Mission:BRAIN a Humanitas, un progetto di divulgazione e formazione che negli anni si è poi esteso a livello europeo.
Questo cammino mi ha infine portato negli Stati Uniti, dove oggi svolgo attività accademica e scientifica presso Mayo Clinic Florida, uno dei migliori istituti al mondo per la ricerca e la formazione clinica. Affrontare un contesto internazionale e altamente competitivo ha richiesto impegno e capacità di adattamento, ma anche una solida base metodologica e umana, costruita a partire dagli anni del liceo.
Guardando indietro, mi rendo conto che tutto è iniziato da lì: non da un percorso perfetto, ma dalla possibilità di crescere, sbagliare e migliorare. Il Calvino non mi ha indicato una meta precisa, ma mi ha insegnato a credere che costruirla fosse possibile.
A chi oggi sta attraversando un momento di difficoltà, vorrei dire questo: non conta come si parte, ma la disponibilità a non smettere di provarci.







