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DUE SOGNI…UNA SCUOLA

Istituto Italo Calvino, l’alba si lascia intravedere dietro l’edificio, semina i suoi colori tutto attorno alla scuola.  Un uomo e una donna sono seduti sul muretto all’entrata. Sono fratello e sorella.

DIEGO Ali?

ALICE Diego?

ALICE E DIEGO (insieme) Che cavolo ci fai qui? (si guardano intorno) che cavolo ci facciamo qui?

Da dietro il muro vedono passare una fila di ragazzi e ragazze adolescenti che corrono in tuta.

ALICE Ma…quello che corre tutto storto e dinoccolato…non sei tu?

DIEGO Eh sì, sono io a diciotto anni…nell’ora di educazione fisica!

ALICE Ah ah ah come corri male!!!

DIEGO Ha parlato la perfettina!

ALICE Io avevo già un uso del corpo molto consapevole!

DIEGO Si certo, come quando sei inciampata nel corridoio della scuola e ti hanno preso tutti in giro.

ALICE Non vale! Quello era vent’anni fa…(poi guardando i ragazzini che corrono) perché invece di correre guardando avanti correvi guardando i muri rosa?

DIEGO Forse già mi interessava l’edificio. (sorride) Dici che già sapevo che volevo fare Ingegneria Edile/Architettura all’università?

ALICE Chissà, magari si sa già tutto dall’inizio, da qualche parte dentro di sé. Magari già sapevi che avresti fondato la Cooperativa ARCò, con cui hai progettato quelle bellissime scuole in Palestina e lavorato a progetti di architettura sostenibile. E magari già immaginavi di fondare una società di ingegneria come E Plus Studio, dove oggi lavori con più di trenta professionisti in tutta Italia.

DIEGO Chi l’avrebbe mai detto che quel ragazzino che correva così storto sarebbe diventato anche docente all’Università di Pavia, proprio dove si sarebbe laureato… e pure Vicesindaco al comune di Locate di Triulzi!

ALICE Allora lo ammetti che correvi male?

DIEGO Beh almeno io sapevo disegnare bene, tu alle lezioni di tecnica non volevi mai andare, e qualche disegno te l’ho pure fatto io.

ALICE Non è vero! Beh, comunque avevo poco tempo, io facevo tutti i corsi doposcuola: canto, teatro qualsiasi cosa, non avevo tempo di disegnare bene.

DIEGO È vero, mi ero dimenticato, hai iniziato qui a fare teatro!

ALICE Già.

DIEGO Posso confessarti una cosa?

ALICE Mi devo preoccupare?

DIEGO Lo so che hai fatto l’Accademia Paolo Grassi, che sei un’attrice che ha sempre fatto teatro, hai scritto due romanzi pubblicati da Fandango libri, due testi per il teatro, hai pure preso tre certificati da insegnante di yoga, ecc ma io quando ti vedo in televisione dico a tutti e tutte “quella è mia sorella!”

ALICE Nooo, ti sei visto le serie tv che ho fatto?

DIEGO Certo! Rai, Mediaset tutto!

Un silenzio

ALICE Non me lo avevi mai detto…Diego? Diego?

Diego sta guardando in cagnesco uno dei ragazzini che si è fermato a fare degli esercizi di educazione fisica.

DIEGO Oh, quello ti sta guardando!

ALICE (ridendo) non ci credo!!! Sei ancora geloso?

DIEGO Io non sono geloso, è quello lì che ti sta guardando!

ALICE Ti ricordi che a scuola non mi facevi avvicinare da nessuno dei tuoi amici? Mi hai tolto ogni possibilità di mettermi con qualcuno…

DIEGO Ma cosa dici? Guarda che lo so che ti sei baciata con almeno due di loro proprio nel bagno della scuola.

ALICE Ops… Certo il rappresentante d’Istituto sa tutto e vede tutto, avrei dovuto immaginarlo!

Una ragazza esce dall’edificio, ha i capelli lunghi biondi, è magra e tiene gli occhi verso il basso

DIEGO Eccoti…sei tu da ragazzina…Ma perché eri così… triste?

ALICE (dopo un attimo) Avevo paura…

DIEGO Ma c’ero sempre io a proteggerti

ALICE Lo so… ma ero un po’ persa, non sapevo proprio dove andare…l’università…il futuro…mi spaventava tutto…

DIEGO E poi sei finita sui palchi dei teatri più importanti d’Italia!

ALICE E tu a fare progetti in tutto il mondo…beh meglio così…ai tempi volevi fare il cantante rock, ma eri stonato lo sai vero?

DIEGO Diciamo che sul palco della scuola non  ho fatto un gran successo!

(Ridono, poi un silenzio)

ALICE Se potessi parlargli…Cosa diresti a quel ragazzino che corre durante l’ora di educazione fisica?

DIEGO Gli direi di avere meno paura, di fidarsi di più di se stesso. Che le amicizie vere nate su quei banchi non si perdono mai. Che la vita è tutta una bellissima scoperta… E tu?

ALICE Le direi “Prova ancora, sbaglia ancora, sbaglia meglio”

DIEGO Una frase di Beckett, il drammaturgo.

ALICE Come lo sai?

DIEGO Lo so che siamo sempre incasinati, che viaggiamo tantissimo e ci vediamo poco, ma ti voglio bene. E sono felice se ripenso che almeno a scuola abbiamo passato dei bellissimi anni insieme.

ALICE Anch’io fratellino.

Si sente suonare una campanella

DIEGO Mi sa che è ora di salutarci, sorellina.

ALICE Già… ma un pezzo di noi resterà sempre qui.

DIEGO Ai bei tempi del liceo.

ALICE (sorridendo) Ai sogni che sono diventati realtà.

Si abbracciano, poi si allontanano in direzioni opposte, voltandosi un’ultima volta verso la scuola.

 

Alice e Diego Torriani si sono diplomati entrambi all’Istituto Calvino rispettivamente nel 2003 e nel 1999. Oggi Alice svolge la professione di attrice di teatro, televisione e cinema, insegna scrittura teatrale e recitazione, fa parte di un gruppo di ricerca dei nuovi linguaggi del teatro e frequenta un Master in Performing Arts presso l’università di Stoccolma. Diego è docente a contratto alla Facoltà di Ingegneria Edile/Architettura presso l’Università degli Studi di Pavia, ha insegnato in corsi accademici e seminari internazionali presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, lo IED (Istituto Europeo del Design) di Torino, la NABA (Nuova Accademia Belle Arti) di Milano, SOS School of Sustainability diretta da Mario Cucinella. Oltre ad una intensa attività professionale come associato della Società di Ingegneria E Plus Studio srl, è socio co-fondatore della cooperativa ARCò con cui realizza progetti di cooperazione internazionale, premiati e pubblicati in vari contesti. È papà di due splendidi bambini.

Amarcord — un viaggio nei ricordi

Adrian Safa

Il mio percorso è iniziato tra i banchi del liceo Calvino in modo meno lineare di quanto possa sembrare oggi. Il primo anno è stato difficile: mi sentivo spesso inadeguato, faticavo a trovare un metodo di studio efficace e i risultati non rispecchiavano l’impegno che stavo cercando di mettere. In quel momento non era affatto scontato immaginare come sarebbero andati gli anni successivi.

Col tempo, però, ho capito che le difficoltà iniziali non erano un fallimento, ma una fase di apprendimento. Ho imparato a chiedere aiuto, a riorganizzare il mio modo di studiare e a non misurare il mio valore solo attraverso un voto. È stato un percorso graduale, fatto di piccoli miglioramenti, che mi ha permesso di ritrovare fiducia e motivazione.

Questa crescita progressiva mi ha portato a concludere il liceo diplomandomi con il massimo dei voti e come primo della classe. Un risultato che non rappresenta tanto un punto di arrivo, quanto la dimostrazione che un inizio difficile non preclude alcun futuro, se affrontato con costanza e determinazione.

La formazione ricevuta al Calvino è stata determinante negli anni successivi. Anche grazie a quel percorso ho potuto proseguire gli studi di Medicina presso Humanitas University, sostenuto da una borsa di studio ottenuta in continuità con il merito costruito durante il liceo. Durante l’università, oltre alla formazione accademica, ho sentito il bisogno di restituire parte di ciò che avevo ricevuto: da qui è nata l’esperienza di fondare il primo chapter non profit di Mission:BRAIN a Humanitas, un progetto di divulgazione e formazione che negli anni si è poi esteso a livello europeo.

Questo cammino mi ha infine portato negli Stati Uniti, dove oggi svolgo attività accademica e scientifica presso Mayo Clinic Florida, uno dei migliori istituti al mondo per la ricerca e la formazione clinica. Affrontare un contesto internazionale e altamente competitivo ha richiesto impegno e capacità di adattamento, ma anche una solida base metodologica e umana, costruita a partire dagli anni del liceo.

Guardando indietro, mi rendo conto che tutto è iniziato da lì: non da un percorso perfetto, ma dalla possibilità di crescere, sbagliare e migliorare. Il Calvino non mi ha indicato una meta precisa, ma mi ha insegnato a credere che costruirla fosse possibile.
A chi oggi sta attraversando un momento di difficoltà, vorrei dire questo: non conta come si parte, ma la disponibilità a non smettere di provarci.

Un cammino che parte dagli anni del liceo

Ci sono passioni che crescono insieme a te, anno dopo anno, e che a un certo punto diventano molto più di un’attività: diventano un’identità. Il Karate è questo per me. Un percorso iniziato da bambino e diventato nel tempo una vera professione, che oggi si esprime nell’insegnamento, nella formazione e nell’organizzazione di eventi sportivi.

Negli anni ho avuto una carriera agonistica che mi ha portato a conquistare titoli a livello nazionale e a vivere esperienze internazionali. Oggi sono Maestro di Karate e docente per lo CSEN – Centro Sportivo Educativo Nazionale – uno degli enti di promozione sportiva più rappresentativi in Italia, riconosciuto dal CONI, che promuove lo sport a livello educativo, formativo e sociale.

Nel mio percorso, gli anni del liceo hanno avuto un ruolo chiave. Ricordo in particolare, con stima ed amicizia, il professor Caldarelli, Maestro e docente Nazionale FIJLKAM di Judo, che con la sua cultura sportiva e il rigore tecnico ha lasciato un’impronta profonda nella mia formazione. Con lui ho imparato a “leggere” lo sport, in maniera precisa, definita, scientifica – come linguaggio del corpo, espressione di valori e strumento educativo.

Oggi insegno Karate e faccio parte dell’organizzazione eventi per il settore Karate dello CSEN Milano – il più grande Comitato Provinciale d’Italia – con cui collaboro anche in ambito tecnico e formativo.

Ma la mia attività non si ferma al tatami. Già durante gli anni del liceo ho partecipato, per tre anni consecutivi, ai concorsi della Camera di Commercio di Milano dedicati alla creazione di siti web accessibili e inclusivi. Fu in quell’occasione che maturai le basi del web design, anche grazie al corso interno di programmazione tenuto dal prof. Paganini. Quelle competenze, negli anni, si sono evolute al punto da permettermi oggi di gestire le piattaforme digitali dei comitati CSEN di Milano e Bergamo come referente per l’area web.

Infine, la passione per lo sport mi ha portato ad approfondire anche l’aspetto più tecnico e corporeo dell’attività fisica, fino a specializzarmi come posturologo. Un percorso che oggi unisce la mia esperienza marziale con lo studio dell’anatomia, della biomeccanica e del benessere della persona.

In fondo, tutto parte da lì: da un liceo, da un prof, da una passione che si accende e che, se la nutri, può diventare un cammino professionale e umano. E se questo accade, è anche grazie a docenti che sanno essere veri educatori – nel senso più autentico del termine: ex-ducere, saper “tirare fuori” il potenziale di chi hanno davanti, lasciando un segno che va oltre la materia.

Martino Schnickel

A metà tra analogico e digitale

Ciao, sono Monia

Anno del diploma? 2000

Ho scelto di fare il liceo senza grossi pensieri o ragionamenti, volevo diventare un medico, mi andava bene tutto. Un diploma per poter accedere all’università. Perchè a Rozzano? Perché sono cresciuta qui, perché comodo, perché facile da raggiungere …e attenzione, l’autobus arrivava fino all’autoscuola 2000 poi a piedi: piazza del comune, cavallo-pecora e poi muro muro fino all’Allende, si chiamava cosi:

“Liceo Salvador Allende”

Ogni mattina io e Diego attraversavamo la città, all’incrocio con via Lillà incontravamo Antonio che nonostante abitasse a 10 m dalla scuola era perennemente in ritardo.

Anni di Brioche infuocate che il barista tirava fuori 10 secondi prima della campanella.

Si entrava in classe e si faceva un gran “casino”.

Eravamo la sezione B, quelli “bravi” erano nella A.

Noi eravamo quelli della musica, degli scherzi, della polka ballata all’ultimo piano nel corridoio del laboratorio di chimica (io l’ho ballata anche con il Paga).Quelli che giocavano a ping pong con in quadernino dei vocaboli. Quelli delle discussioni politiche accese, sono diventata famosa per il mio urlato “noi non viviamo per studiare ma studiamo per vivere”, di discussione con la cara Porf Perego a cui devo la chimica che so, minuti in piedi davanti alla prof Schiavo che non ci faceva sedere finchè non stavamo zitti e fermi, praticamente metà ora la passavamo sull’attenti in attesa del suo “Good morning sit down”.

Eravamo talmente agitati che i prof nelle ore buche non venivano nemmeno a farci sorveglianza, abbiamo saltato anche la gita di 5. Ma sono stati anni felici e pieni di risate, intervalli passati da Cecconello con la Escort del papà di Ruti, professori che non riuscivano a trattenere le risate, scuotevano la testa ma si divertivano.

Noi 5b ancora ci vediamo  e dopo 25 anni è un grande traguardo.

Ah dimenticavo…il risultato l’ho raggiunto, faccio il medico, mi occupo di intossicazioni e di emergenza urgenza, gestisco un’associazione di volontariato che fa 118 e tutto questo lo devo anche agli 1 in Filosofia, i 4 in Inglese, i compagni casinari come me, le lotte politiche ,le versioni di latino tutte corrette in blu e rosso (grande Caroli, all’epoca per noi era la Carolona),e dove la mettiamo la maturità nel 2000 con i professori esterni, l’orale con tutti gli argomenti, la matematica difficile dove ogni anno avevamo un prof diverso… il Liceo serve a questo, crescere, trovare legami forti e mantenerli, diventare medici, fotografi, insegnanti, direttori, imprenditrici, musicisti, cantanti…ma soprattutto rimanere AMICI.

Vivo ancora a Rozzano, mi trovate in Pronto soccorso o in Croce Viola…

a Presto

Monia

 

Cristina Bianchi

Cristina Bianchi, ex alunna del liceo di Rozzano, nata a Milano nel 1972, inizia a suonare l’arpa all’età di sette anni con Luciana Chierici presso la Civica Scuola di Musica di Milano Claudio Abbado. A sedici anni si diploma con il massimo dei voti e la lode. Prosegue i suoi studi con Luciana Chierici e, più tardi, dai 19 anni, con Fabrice Pierre.
Dal 1989 al 1995 è prima arpa dell’Orchestra Giovanile dell’Unità Europea. Dal 1993 al 1995 occupa la stessa posizione nell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi e dal 1996 al 2001 è prima arpa al Teatro Carlo Felice di Genova.
Nel 2001 vince il concorso Internazionale per Solo-Harfe nell’Orchestra Sinfonica della Radio Bavarese Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, sotto la direzione stabile prima di Lorin Maazel e poi di Mariss Jansons e dove rimane fino al 2008, anno in cui vince il concorso per la posizione (che attualmente occupa) di Professor presso la Hochschule für Musik und Theater di Monaco di Baviera.
Oltre all’attività didattica dà concerti di musica da camera, solo e recital.
Cristina Bianchi è vincitrice di diversi concorsi Internazionali (International Harp Competition in Bloomington 4° premio, Prix Lily Laskine-Parigi 3° premio, International Harp Contest in Israel 2° premio, Concorso Victor Salvi-Saluzzo 1° premio).
Viene chiamata a far parte delle giurie dei più importanti concorsi internazionali per arpa (ARD International Wettbewerb-München, Lily Laskine Paris, ecc.).

Tra Ippolito Nievo e Tolstoj

È finalmente uscito il libro del nostro ex alunno Maurizio Capone.
Maurizio, docente di lettere presso il Liceo Scientifico Volta di Milano, è attualmente impegnato per il dottorato di ricerca a Siena fino all’aprile 2019. La sua tesi di laurea su Nievo e Tolstoj (110 e lode vincitrice del premio internazionale Luzi) è ora pubblicata dalla fondazione Luzi.

 

copertina Nievo e Tolstoj di Maurizio CaponeDalla quarta di copertina:

C’è un grande e generoso sforzo, in questo lavoro, che lo apparenta al suo tema e ai suoi autori. Comprendere in un unico abbraccio opere gigantesche come Guerra e pace di Tolstoj e Le Confèssioni d’un italiano di Nievo, insieme alla relativa bibliografica critica, e alla teoria del romanzo, non poteva che produrre un lavoro di dimensioni di poco inferiori, quasi un terzo epos. Se questo può essere rischioso per uno studio critico, va riconosciuta a Maurizio Capone una vena critica ed espressiva all’altezza del tentativo. La parte più intrigante del lavoro è quella che ne è stata forse l’occasione: verificare – finalmente – una leggenda assai suggestiva che da tanti anni attraversa la critica nieviana: che cioè il grande Tolstoj potesse aver tratto ispirazione per Guerra e pace dalle Confessioni d’un
Italiano appena pubblicate, nel 1867, o non ancora pubblicate, nei brevi viaggi compiuti in Italia in quegli anni o anche ricevendone il testo o la notizia nella sua tenuta a Jasnaja Poljana.

L’analisi comparativa di Maurizio Capone ha il grande merito di aver posto le basi, e anche qualcosa di più, per una lettura nuova del capolavoro nieviano grazie alla filigrana russa, quando mette a fronte temi ideologici (l’idealizzazione del mondo contadino, il popolo-nazione), strutture narrative (verso nuove forme di romanzo) e personaggi (Andrej e Carlino, Natasha e Pisana, Napoleone in Tolstoj e Napoleone in Nievo ecc.). La prima pietra è posta, il ghiaccio è rotto, il sentiero è aperto. Vediamo finalmente come se la caverà Nievo di fronte al grande romanzo europeo.

Dall’altra parte della cattedra

Cari studenti, care studentesse,

qualcuno di voi mi avrà visto, tra marzo e aprile, aggirarmi tra i corridoi di quello che, fino a quattro anni fa, è stato anche il mio liceo. Alcuni avranno pensato che fossi un alunno un po’ grande, altri un professore un po’ giovane. Ebbene, non ero né uno né l’altro, ma questo lo capirete tra poche righe. Continua la lettura di Dall’altra parte della cattedra

IL LUPO PERDE IL PELO… MA GLI ESAMI NO!

Oneri ed onori di tornare a scrivere su questo blog!
L’onore, come ha avuto il caro vecchio (ma non troppo) Gio, di essere ricontattato, dopo oltre 10 anni, da persone legate a più che ottimi ricordi e l’onere di dire qualcosa di serio essendo un momento Amarcord!

Beh, serio non lo sono mai stato e, in quanto sezione Amarcord, è giusto che debba tornare alla stupidera illuminata di quegli anni.

Non voglio esaurire la mia partecipazione con questo testo e vi tedierò anch’io più in avanti con altri anedotti.
Oggi, però, so che molti di voi sono impegnati nel fantomatico #esame di stato!
Beh, parliamo di canzoni e di film, ispirati a questo momento cruciale della vita ed anche detti popolari: “gli esami non finiscono mai“.

Vi devo dire che effettivamente io la canzone ed il film non li conosco molto bene ma vi posso assicurare che il detto è più che reale.
Non solo per gli studenti fuori corso di 10 anni che fanno da genitori, lavorano e ancora devono finire l’università (si, alla mia età c’è chi si sposa e chi ha dei figli!) ma anche per tutti noi altri (che ci crediamo giovani perché di figli e mogli non ne abbiamo).

Da ora in avanti, sarete messi sotto esame dalla vita oltre che da qualche professore. Sarà la vostra/vostro compagna/o, sarà il vostro capo, saranno i vostri genitori o le nuove compagnie che frequenterete, saranno i coinquilini (già, ora si comincia a ragionare!) o la ragazza che cercherete di conquistare nel bar.
Lontano dal riparo delle proprie certezze, gli esami di 5a, sono lo spartiacque della vita. Ora inizia il divertimento e gli onori di essere “grandi” ma anche gli oneri di rendere conto a se stessi delle proprie scelte e delle conseguenze dei gesti compiuti.

Quest’articolo non è un monito ma una presa di coscienza. Andate, fate e disfate, perché la parte bella comincia ora! Divertitevi, combinatene di ogni, consapevoli che sarete voi a rispondernene però!
Siate grandi ma con leggerezza e godetevi questa “golden age

Come ero solito fare per la fantastica Curiera, a voi una vignetta sprono!
Vita alla vita

DarIO

Dodici anni dopo Pico

Cari studenti del Calvino del 2018, mi chiedono dalla regia di scrivervi due righe… E chi sono io per dire di no al Prof Paganini?

Vi sembrerò vecchissimo, sono ormai passate almeno una dozzina di primavere dal mio ultimo giorno di liceo.

Come ho impiegato tutto questo tempo? Sono riuscito a iscrivermi a medicina a Pavia, e a completarla nei tempi. A tal proposito vorrei confortare gli aspiranti medici che dovessero leggermi: entrare rischia di essere la parte più difficile, ci vuole tanta determinazione e anche un po’ di fortuna… Ma gli studi non richiedono nessun tipo di mente geniale, solo molta pazienza e una vaga tendenza all’autolesionismo. Traduco: se l’idea di passare giorni interi sui libri mentre fuori c’è uno scintillante sole di giugno e i vostri amici sono a grigliare sul Ticino non vi spaventa… Benvenuti a bordo.

Dopo l’università sono faticosamente riuscito ad iscrivermi alla scuola di specializzazione in pediatria: mi piaceva l’idea di non specializzarmi su una parte delle corpo, ma su un’età! Al momento sono iscritto al quarto anno e il progetto, una volta specializzato, è di restare in ambito ospedaliero. Credo di essere fortunato, amo il mio lavoro: e anche se ogni tanto le madri con cui mi trovo ad avere a che fare in pronto soccorso cercano di evocare il mio istinto omicida (esempio: arrivando alle 3 del mattino per caduta del primo dentino da latte), ho avuto anche i miei piccoli momenti da ER (chiamate nel cuore della notte dalla sala parto) e da specializzando senza frontiere, riuscendo a lavorare per due mesi in Senegal. Ovviamente la quotidianità non è questa: ma il bilancio rimane positivo.

Ma, come dice Pif, facciamo un passo indietro. E torniamo al caro vecchio liceo di Rozzano.

Sono già stato abbastanza autocelebrativo, e non credo vogliate essere asfissiati anche dai miei teneri ricordi liceali… Per quanto vi assicuro che la nostra classe di casi umani fosse veramente eccezionale. Ho pensato fosse più interessante fare un parallelismo tra la vita al liceo e la vita… “dopo”!

I professori: sicuramente ne avrete qualcuno che vi capisce, vi stimola più degli altri (nel mio caso non smetterò mai di ringraziare la Prof Mollo). Godetevelo, approfittatene, perché difficilmente troverete persone così inizio futuro. Rispettate i professori più esigenti (ogni riferimento  alla Prof Schiavo è puramente casuale), perché è grazie a loro che non avrete paura di rimboccarvi le maniche… E sappiate che le interrogazione programmate del Prof Paganini sono un ottimo training per gli esami universitari!

Purtroppo so bene che non tutti i docenti sono fantastici… Mi ricordo le terribili e noiosissime lezioni di scienze, l’antipatia e il disinteresse che mi trasmetteva chi ci faceva lezione. Tenete anche quello! Fate tesoro della vostra rabbia e frustrazione e reagite, perché il mondo del lavoro è pieno di gente così!

Posso dirmi fortunato: i miei amici di ieri sono anche quelli di oggi. É chi era compagno di banco, di stanza in gita, e dei primi giretti in moto.. Adesso è testimone di nozze, compagno di birra.. E di giretti in moto.

Avevamo un giornalino, si chiamava La curiera: eravamo in due co-direttori e un “grafico” che si occupava dell’impaginazione. Il mio vecchio socio è ormai è una giornalista affermato, e lo stesso si può dire del nostro caro grafico, attualmente un grafic – designer di primo livello. Posso vantarmi di essere stato il loro primo collega! Mica poco, no?

Qualche anno mi occupai anche di organizzare un gruppo per l’autogestione: andare dal preside a proporre progetti come questi è oggi diventato interagire col primario per cambiare le cose che non funzionano in ospedale o nella scuola di specialità.

Concludo, mi sembra di avervi tediato a sufficienza. L’ultima raccomandazione è: godetevi questi anni, godetevi gli amici, e se siete così fortunati da aver professori appassionati (leggi: Prof Colavolpe), rubate tutto quello che potete e fatevi aprire la mente. Nella vita fa sempre comodo.

Saluti, in bocca al lupo!

Giovanni Pieri

PS: se qualcuno si stesse domandando chi fosse questo misterioso Pico del titolo.. Non ha che da sfogliare i vecchi numeri de “La curiera“.

Ganbatte!

foto di Stefania Soldini

Cari Alunni del Calvino,

Sono una ex alunna del vostro liceo diplomata nel 2005.

L’impatto con il liceo è stato in salita! Ricordo le difficoltà incontrate il primo anno. Un po’ per mancanza di metodo di studio e un po’ per l’insicurezza che mi portavo dentro. Vi dirò di più, nel Gennaio del 2001 mi fu comunicato da una Prof. che avrei perso l’anno. La notizia per me fu devastante, non volevo assolutamente ripetere l’anno. Continuai a studiare e cercare di dare il massimo. Passai sopra la notizia… anche se ero consapevole che forse sarebbe stato tutto inutile. Vi posso dire che alla lunga l’impegno premia e che al Calvino ho anche incontrato Prof. che mi hanno capito e incoraggiato. In particolare, vorrei ricordare la Prof. Guerra e la Prof. Bianchi che sono sempre state dalla parte degli alunni, facendo l’enorme lavoro di comprendere la situazione piuttosto che limitarsi ai risultati delle valutazioni. Grazie al sostegno di queste due mitiche Prof.  e di altri Prof. negli anni a seguire passai l’anno con il minimo dei voti e un paio di debiti. La fiducia e l’incoraggiamento che mi è stato dato sono state fondamentali negli anni seguenti dove ho incominciato ad eccellere nelle materie scientifiche… latino era comunque rimasta una causa persa!

Veniamo a dopo il liceo. Nel 2005 mi diplomo e mi iscrivo alle lauree triennale e poi magistrale rispettivamente in Ingegneria Aerospaziale e Spaziale al Politecnico di Milano. Mi laureo alla magistrale nel 2011 dopo un esperienza in Scozia di sei mesi, dove svolsi la mia tesi sul controllo di assetto di un satellite dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Dopo un anno di esperienza lavorativa in Italia presso gli uffici dell’Agusta Westland (elicotteri militari), mi sono trasferita in Inghilterra, a Southampton, dove ho iniziato il dottorato di ricerca sullo studio delle traiettorie delle vele solari.

Stefania Soldini a Southampton

Durante i tre anni di dottorato sono stata sei mesi a Barcellona per portare avanti una collaborazione di ricerca tra le due università. Completata la tesi di dottorato e conseguito il titolo nel 2016 mi sono trasferita lo scorso Marzo a Tokyo con una borsa da ricercatore per lavorare all’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA). Attualmente, lavoro in JAXA sotto un nuovo contratto di Ingegnere Ricercatore alla missione giapponese Hayabusa 2. Hayabusa 2 è una delle due uniche missioni al mondo, insieme a quella della NASA, attualmente in programma per l’esplorazione degli asteroidi. Gli asteroidi potrebbero spiegare la teoria dell’origine della Vita. Se Hyabusa 2 trovasse “l’acqua” sull’asteroide potremo concludere che questi corpi insieme alle comete disseminano la Vita nell’Universo! Mi è stata data l’opportunità di seguire una missione da vicino in quanto Hayabusa 2 sta seguendo il suo corso verso l’asteroide con arrivo previsto nel Giugno 2018. Avere la possibilità di essere coinvolta ad una missione di esplorazione spaziale è un esperienza davvero eccitante ed unica.

Stefania vestita da giapponese

Ci tenevo a concludere che scegliere cosa fare nella vita dopo il liceo non è mai una scelta ovvia, ma soprattutto per esperienza personale vi posso dire che le difficoltà a scuola non determineranno la persona che sarete domani. La determinazione e la convinzione che con l’impegno si arriva ai propri obiettivi e aspirazioni personali è l’unica vostra forza, non i voti a scuola o l’aver ripetuto un anno.

E come dicono i giapponesi… Ganbatte! (Coraggio fate del vostro meglio!)

Domo Arigato Gozaimasu!

Stefania Soldini