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Il periodo accademico di Aristotele

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Aristotele nacque nel 384 a.c. presso Stagira, una città a Nord della Grecia. Era figlio di Nicomano e Festide. Suo padre era il medico personale del re di Macedonia Aminta, mentre la madre era una donna originaria di Calcide.

Disgraziatamente il futuro filosofo perse in giovane età entrambi i genitori e per questo venne cresciuto dal cognato Prosseno di Atarneo, marito della sua sorella più vecchia.  Nel 367, quando aveva solo diciassette anni, andò ad Atene e riuscì ad entrare nell’Accademia di Platone, mentre questi si trovava a Siracusa con lo scopo di insegnare la filosofia a Dionisio il Giovane.
Aristotele rimarrà nell’Accademia fino alla morte del maestro Platone, frequentandola per venti anni ed assumendovi un ruolo sempre più importante, passando da allievo ad insegnante.
Il periodo trascorso da Aristotele nell’Accademia, detto «periodo accademico», fu  decisivo per la sua formazione.

Il primo scritto risale al 362, anno in cui morì in battaglia Grillo, figlio di Senofonte. Aristotele compose un dialogo dedicato al defunto, chiamato perciò Grillo, nel quale criticò la retorica fondata esclusivamente sulla mozione degli affetti, riprendendo alcuni concetti di Platone e mostrando una grande abilità nello scrivere.

Forse per questo, Platone, ritornato senza successo da Siracusa, gli affidò un corso di retorica nel quale sostenne una stretta connessione tra la retorica stessa e la dialettica. In seguito dovette occuparsi anche della dialettica affiancata alla matematica come educazione dei futuri governanti.

Da questo momento in poi il giovane Aristotele iniziò a scrivere la parte più importante delle sue composizioni riguardanti la dialettica, i Topici. Successivamente, quando tra i membri dell’Accademia si aprì il dibattito sulla dottrina delle idee in seguito alla composizione del Parmenide di Platone, Aristotele scrisse un trattato Sulle idee ,quasi completamente perduto, in cui criticò la separazione delle idee dalle realtà sensibili e la mescolanza tra idee e cose.

In seguito trascrisse insieme ad altri suoi compagni il corso tenuto da Platone sulla dottrina dei principi, in un trattato chiamato Sul bene, anch’esso quasi completamente perduto. Su tale dottrina egli compose un  dialogo Sulla filosofia, in cui confutò le idee-numeri di Platone e riprese con alcune modifiche la concezione dei principi del maestro.

Poco dopo il 354, anno della morte dell’amico e compagno Eudemo di Cipro, Aristotele compose un altro dialogo, l’Eudemo, riprendendo lo scopo consolatorio del Grillo, in cui sostenne l’immortalità dell’anima riprendendo il tema trattato da Platone.

Nel medesimo periodo scrisse un discorso sotto incarico di Platone indirizzato al re Temisone di Cipro, nel quale difese lo scopo delIa filosofia professata nell’Accademia rispetto a quella professata da Isocrate e dalla sua scuola.

Durante la sua permanenza all’Accademia Aristotele scrisse molti altri dialoghi che trattavano tematiche prese da quelli di Platone, ma purtroppo la maggior parte di questi sono andati perduti.

Molti altri materiali prodotti da Aristotele non sono giunti fino a noi, soprattutto quelli di cui si serviva per insegnare all’Accademia. Già in questo periodo egli aveva sviluppato concetti personali  diversi da quelle di Platone, sebbene egli ritenesse molto valida la concezione platonica della filosofia e della cultura.

L’origine della musica

Si narra che un tempo gli animali conoscessero il medesimo linguaggio e si potessero comprendere tra loro. Infatti l’uomo conversava spesso con le altre specie, ed esse lo aiutavano nella vita quotidiana. Con il passare dei secoli l’uomo si sviluppò e divenne sempre più intelligente, fece nuove scoperte e diventò abile nel costruire utensili e abitazioni. Ma accrebbe anche il suo egoismo e il suo spirito espansionistico, fino ad ignorare e persino sfruttare le altre specie animali. E così cominciò a procurarsi materiale edile e ad espandersi in tutto il mondo esclusivamente a proprio vantaggio e a discapito degli altri animali, distruggendo i loro habitat e prosciugando le loro risorse. Dio, accortosi del misfatto, punì l’uomo e gli donò un linguaggio del tutto diverso. Egli non riuscì più a parlare con le altre specie, che lo consideravano una minaccia. L’uomo travolto dal senso di colpa decise di scusarsi, ma non sapeva in che modo, poiché non l’avrebbero capito. Decise quindi di inventare un linguaggio percepito universalmente da qualsiasi essere vivente, un linguaggio che ancora oggi è in grado di ammansire un animale selvaggio e furioso quando lo ascolta, che diventa docile e tranquillo, perdonando all’uomo il danno commesso. Era nata la musica.
Cane con le cuffie