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Carestie nel XIV secolo

All’inizio del Trecento la popolazione europea era quasi triplicata rispetto due secoli prima. Purtroppo, la crescita demografica non fu accompagnata da uno sviluppo delle tecniche agricole. Così nei primi anni del XIV secolo si verificò un’ampia differenza tra la domanda e l’offerta di cibo. Questo fatto, unito ad alcuni anni di raccolti scarsi, provocò un periodo di carestia.
Le carestie ebbero due conseguenze molto rilevanti. Ci fu un grande aumento del tasso di mortalità ed un indebolimento delle difese immunitarie dei sopravvissuti. Si posero così le basi per la diffusione della peste nera di metà secolo. Continua la lettura di Carestie nel XIV secolo

Il periodo accademico di Aristotele

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Aristotele nacque nel 384 a.c. presso Stagira, una città a Nord della Grecia. Era figlio di Nicomano e Festide. Suo padre era il medico personale del re di Macedonia Aminta, mentre la madre era una donna originaria di Calcide.

Disgraziatamente il futuro filosofo perse in giovane età entrambi i genitori e per questo venne cresciuto dal cognato Prosseno di Atarneo, marito della sua sorella più vecchia.  Nel 367, quando aveva solo diciassette anni, andò ad Atene e riuscì ad entrare nell’Accademia di Platone, mentre questi si trovava a Siracusa con lo scopo di insegnare la filosofia a Dionisio il Giovane.
Aristotele rimarrà nell’Accademia fino alla morte del maestro Platone, frequentandola per venti anni ed assumendovi un ruolo sempre più importante, passando da allievo ad insegnante.
Il periodo trascorso da Aristotele nell’Accademia, detto «periodo accademico», fu  decisivo per la sua formazione.

Il primo scritto risale al 362, anno in cui morì in battaglia Grillo, figlio di Senofonte. Aristotele compose un dialogo dedicato al defunto, chiamato perciò Grillo, nel quale criticò la retorica fondata esclusivamente sulla mozione degli affetti, riprendendo alcuni concetti di Platone e mostrando una grande abilità nello scrivere.

Forse per questo, Platone, ritornato senza successo da Siracusa, gli affidò un corso di retorica nel quale sostenne una stretta connessione tra la retorica stessa e la dialettica. In seguito dovette occuparsi anche della dialettica affiancata alla matematica come educazione dei futuri governanti.

Da questo momento in poi il giovane Aristotele iniziò a scrivere la parte più importante delle sue composizioni riguardanti la dialettica, i Topici. Successivamente, quando tra i membri dell’Accademia si aprì il dibattito sulla dottrina delle idee in seguito alla composizione del Parmenide di Platone, Aristotele scrisse un trattato Sulle idee ,quasi completamente perduto, in cui criticò la separazione delle idee dalle realtà sensibili e la mescolanza tra idee e cose.

In seguito trascrisse insieme ad altri suoi compagni il corso tenuto da Platone sulla dottrina dei principi, in un trattato chiamato Sul bene, anch’esso quasi completamente perduto. Su tale dottrina egli compose un  dialogo Sulla filosofia, in cui confutò le idee-numeri di Platone e riprese con alcune modifiche la concezione dei principi del maestro.

Poco dopo il 354, anno della morte dell’amico e compagno Eudemo di Cipro, Aristotele compose un altro dialogo, l’Eudemo, riprendendo lo scopo consolatorio del Grillo, in cui sostenne l’immortalità dell’anima riprendendo il tema trattato da Platone.

Nel medesimo periodo scrisse un discorso sotto incarico di Platone indirizzato al re Temisone di Cipro, nel quale difese lo scopo delIa filosofia professata nell’Accademia rispetto a quella professata da Isocrate e dalla sua scuola.

Durante la sua permanenza all’Accademia Aristotele scrisse molti altri dialoghi che trattavano tematiche prese da quelli di Platone, ma purtroppo la maggior parte di questi sono andati perduti.

Molti altri materiali prodotti da Aristotele non sono giunti fino a noi, soprattutto quelli di cui si serviva per insegnare all’Accademia. Già in questo periodo egli aveva sviluppato concetti personali  diversi da quelle di Platone, sebbene egli ritenesse molto valida la concezione platonica della filosofia e della cultura.

Il Timeo

Pagina del Timeo in una traduzione latina
Il Timeo,un dialogo scritto da Platone verso la metà del quarto secolo, ebbe una forte influenza sulla filosofia dei secoli successivi.
Tratta principalmente tre questioni: l’origine dell’universo, la sua struttura e la natura umana. Questi tre argomenti suddividono l’opera in tre parti nelle quali è trattato un problema alla volta. Un prologo introduce la storia. I protagonisti del dialogo sono Socrate, Timeo di Locri (a cui si deve il nome dell’opera), Ermocrate e Crizia. Ci viene spiegato che il dialogo è il proseguimento di una discussione nella quale si era parlato degli argomenti della Repubblica.

Nella prima parte del dialogo parla il solo Timeo. Platone fa raccontare al personaggio l’origine dell’universo, ma poiché questo argomento fa parte della realtà sensibile, che per Platone è qualcosa di intermedio tra l’essere e il non essere, il racconto non può essere del tutto vero ma soltanto verosimile, un mito usato per rappresentare approssimativamente un argomento non spiegabile dalla ragione. Il racconto iniziale di Timeo parla del Demiurgo, una forza ordinatrice, imitatrice, plasmatrice, trasformatrice ma non creatrice, che prende i quattro elementi materiali (acqua, aria, terra e fuoco), i quali si agitavano disordinatamente, e impone loro forma e numeri. In seguito il Demiurgo crea il tempo, immagine dell’eternità, e gli astri. A queste divinità create attribuisce il compito di forgiare quello che resta del mondo, ovvero i corpi delle creature mortali; in questo modo il cosmo è compiuto in maniera completa e bella.

Nella seconda parte del dialogo, Timeo descrive la natura del principio materiale del cosmo, informe e caotico. Successivamente si occupa dello studio dei fenomeni fisici, ed avvisa che le conclusioni a cui arriverà non saranno certe ma solo probabili, poiché appartengono ad un argomento in continuo cambiamento. Platone descrive il cosmo come composto dai quattro elementi: fuoco, terra, aria e acqua. Inoltre afferma che ciascuno di questi elementi ha la forma di un solido geometrico regolare (tetraedro, cubo, ottaedro e icosaedro) e suppone che tutte le cose abbiano una forma riconducibile a questi solidi, che a loro volta sono scomponibili in triangoli. Tutto quindi si riconduce a triangoli, cioè a superfici regolari. Persino gli aspetti sensibili delle cose, colori, sapori e odori sono collegate a strutture e rapporti matematici. Questa parte del dialogo si conclude con altre considerazioni fisiche riguardanti le varie forme che gli elementi assumono e le relazioni tra essi ed i sensi umani.

Nella parte finale del dialogo vengono descritte le caratteristiche fisiche dell’uomo. Si analizzano la funzione e la composizione dei vari organi e si tratta delle parti mortali dell’anima, dell’invecchiamento, della morte e delle malattie che colpiscono corpo e anima. Per finire vengono descritte le sorti dell’anima dopo la morte che, si reincarna in un corpo di donna o di animale se durante la vita si sono commesse azioni malvagie. Così si conclude il discorso di Timeo sul cosmo.

Il Timeo ha rappresentato per molti secoli la base che i filosofi hanno usato per spiegare la realtà. Inoltre molti temi del Timeo sono stati ripresi in età rinascimentale, uno su tutti l’idea dell’anima.