Carestie nel XIV secolo

All’inizio del Trecento la popolazione europea era quasi triplicata rispetto due secoli prima. Purtroppo, la crescita demografica non fu accompagnata da uno sviluppo delle tecniche agricole. Così nei primi anni del XIV secolo si verificò un’ampia differenza tra la domanda e l’offerta di cibo. Questo fatto, unito ad alcuni anni di raccolti scarsi, provocò un periodo di carestia.
Le carestie ebbero due conseguenze molto rilevanti. Ci fu un grande aumento del tasso di mortalità ed un indebolimento delle difese immunitarie dei sopravvissuti. Si posero così le basi per la diffusione della peste nera di metà secolo.

Le carestie non erano una novità per la popolazione europea. Tuttavia quelle dell’inizio del Trecento furono particolarmente gravi perché provocate da una fase di cambiamenti del clima molto deleteri per l’agricoltura.
Si registrò in Europa un abbassamento della temperatura ed un aumento delle piogge. Soprattutto queste ultime furono letali per i raccolti perché spesso marcivano.
Una concausa dei cattivi raccolti fu l’alta frequenza dei conflitti militari. Le guerre non sottraevano manodopera alla campagna. Infatti i contadini non potevano essere reclutati negli eserciti, ma i conflitti portavano distruzione nel mondo rurale. Le campagne subivano le scorrerie degli eserciti e venivano distrutte le risorse che esse producevano come tattica di annientamento dei nemici. Questa pratica fu molto diffusa soprattutto durante la Guerra dei Cent’anni.

Nei primi anni del XIV secolo quindi ci si ritrovò in un circolo vizioso. In un periodo lievitavano a dismisura i prezzi dei cereali vista la loro mancanza, poi questi scendevano vertiginosamente quando finiva la carestia poiché la richiesta si abbassava visto che molti erano morti. L’aumento e la diminuzione repentini dei prezzi portò ad un periodo di instabilità economica fino al XV secolo.

I più colpiti da tale crisi furono i contadini perché dovevano pagare lo stesso un canone fisso ai proprietari terrieri. Per questo molti abbandonarono le campagne e andarono nelle città in cerca di lavoro.

Tale fenomeno, chiamato fuga dalle zone rurali, provocò una diminuzione delle aree coltivate, le quali vennero ricoperte dalle foreste. Quindi in alcune regioni dell’Europa meridionale (Italia, Spagna) la coltivazione venne sostituita con il pascolo e l’allevamento prese il posto dell’agricoltura. Tutto questo può spiegare perché durante questo periodo di crisi l’utilizzo di carne, che fino ad allora era quasi esclusivo dei nobili, si generalizzò a tutta la popolazione.

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