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Crozza a Sanremo

Due giorni fa c’è stata la prima puntata del festival di Sanremo al teatro Ariston, con milioni di telespettatori che hanno guardato la trasmissione. Si è verificato un incremento del 49% degli sharers nel momento dell’esibizione del noto comico satirico del panorama italiano, Maurizio Crozza.

Una piccola premessa: a differenza delle precedenti edizioni del festival, l’atmosfera era animata dai presentatori Luciana Littizzetto  e Fabio Fazio. E già questo fa pensare che il festival non si concentri solamente sulla musica ma che dia uno spazio alla critica della politica italiana, in un periodo che coincide proprio con le campagne elettorali.

Crozza nei panni del Berlusca

A dare un’ulteriore impronta satirica al festival ha contribuito Crozza, con le sue imitazioni di vari politici di spicco in questo momento.Dopo l’imitazione di Berlusconi si sono sentite urla e insulti provenienti da alcuni elementi del pubblico, che invitavano il comico a lasciare il palco e ad evitare di trattare la politica in un ambiente del genere, in quanto ritenuto inappropriato. Fazio ha aiutato il comico a riprendere la sua esibizione, chiedendo la cortesia al pubblico di rispettarla.

L’episodio ha scatenato forti discussioni soprattutto in rete e in alcuni programmi televisivi. Ora noi ci chiediamo, secondo voi l’intervento di Crozza è da considerarsi propaganda politica oppure una semplice satira? Innanzitutto non si tratta di un comico che critica un singolo partito, e ne ha dato la dimostrazione nei momenti successivi all’episodio come in tutte le sue esibizioni in TV, perciò noi crediamo che la sua esibizione non abbia nulla per cui possa essere contestata. Voi cosa ne pensate? Aspettiamo critiche e commenti in merito.

Riccardo Cannistrà e Federico Minoldo.

Il virus che sconvolse il mondo

Nel biennio del 1918-1919, quando ancora era tempo di guerra, si diffuse in tutta Europa un’influenza che fece circa 22 milioni di morti. Fu chiamata “spagnola”, perché si credeva provenisse dalla penisola iberica. In realtà ebbe origine soprattutto in Cina e Nord America e da, queste zone, fu portata in Europa. I lavoratori e soldati vivevano in condizioni misere e ciò favorì il diffondersi di epidemie. In Spagna, ci furono circa 8 milioni di contagiati.

I principali sintomi erano: tosse, dolori in gran parte del corpo, sonnolenza, febbre alta. Solitamente apparivano anche complicazioni polmonari, che tuttavia cessavano con la scomparsa della febbre dopo 3 giorni. Ma proprio l’abbandono del letto comportava una ricaduta fatale. La malattia si diffuse in Europa, Stati Uniti, India, Nuova Zelanda, Africa del Sud e Australia. Per questa malattia si ebbero anche manifestazioni di razzismo: a Varsavia le misure igieniche furono limitate al ghetto perché gli ebrei, secondo un decreto ufficiale, erano considerati “nemici dell’ordine e della pulizia”.

Un miliardo furono i contagiati, e gli stati in cui si registrò un maggior numero di morti furono Messico, Brasile, Russia, Italia, Inghilterra, Spagna e Francia, e in India ce ne furono ben 12 milioni.

Le cause della mortalità furono diverse: alta virulenza del virus, mancanza di antibiotici e le già cattive condizioni igienico-sanitarie della popolazione, e in particolare dei soldati.

Ospedale
Un auditorium usato temporaneamente come ospedale per l’influenza del 1918-1919.

Come in altre epoche storiche, comparvero superstizioni di ogni tipo: per esempio, negli Stati Uniti furono fucilati diversi medici accusati di essere spie Tedesche, poiché ritenuti responsabili del contagio, così come in Italia si credeva che l’influenza venisse diffusa dai netturbini attraverso il disinfettante sparso per le strade. La paura del contagio ebbe drastiche conseguenze: molti campi furono abbandonati, collegamenti ferroviari tra Berlino e la Svezia e tra Spagna e Portogallo furono interrotti. Ne risentirono soprattutto molte industrie.

Le contromisure consigliate dai medici furono vane. Furono chiusi i teatri, gli ippodromi, le sale da concerto, i grandi magazzini. L’unico rimedio veramente efficace fu sottovalutato dai medici: l’utilizzo di una mascherina protettiva per coprire bocca e naso.

Riccardo Cannistrà e Federico Minoldo

La corsa campestre 2012

Siamo Samuele Forello e Riccardo Cannistrà della classe 5aB del Liceo Scientifico di Rozzano.

La corsa campestre anche quest’anno ha suscitato grande interesse da parte di numerosi studenti della scuola. La categoria maschile del triennio, la più numerosa, comprendeva 56 ragazzi fra cui noi due. In totale c’erano un centinaio di corridori . Il nostro indirizzo, nella corsa a cui abbiamo preso parte, ha ottenuto un ottimo piazzamento con 7 ragazzi del Liceo fra i primi 10 classificati. Siamo molto soddisfati del nostro risultato e i dati confermano l’ottima preparazione da parte del professor Caldarelli.

Com’era strutturata la corsa? Il percorso era di 2,5km per la nostra categoria, mentre le altre andavano via via diminuendo la lunghezza del tracciato, con una differenza tra categorie maschili e femminili. La corsa si è tenuta il 5 novembre, le condizioni atmosferiche erano più favorevoli del solito con un clima soleggiato e temperature adatte ad una buona prestazione. Entrambi abbiamo corso con il giusto spirito e le giuste motivazioni che ci hanno permesso di ottenere i risultati sperati. A fine corsa eravamo tutti stravolti ma tutto sommato soddisfatti.

Purtroppo parte del tracciato come al solito si è rivelata non molto agibile per la presenza di fanghiglia e brecciolino, con elevati rischi di scivolamento.

Riteniamo nel complesso che si tratti di un’occasione piacevole per gareggiare e confrontarsi con i propri compagni di scuola, ed essendo stata la nostra ultima esperienza di questo tipo consigliamo agli sportivi di provare almeno una volta.

Riccardo Cannistrà (3° classificato) e Samuele Forello (10° classificato)

Lenin ha tradito Marx?

In questo articolo voglio approfondire un aspetto della Rivoluzione Russa che ai nostri giorni appare discutibile: Lenin, che voleva edificare il socialismo in una società come quella Russa di inizio Novecento, ha tradito Marx? O piuttosto è stato Marx a tradire le aspettative di Lenin?

Lenin, il cui nome di nascita era Vladimir Il’ic Uljanov, fu particolarmente colpito ai tempi della sua formazione politica da un episodio familiare spiacevole: l’impiccagione del fratello maggiore Aleksej, populista, coinvolto in un complotto contro lo zar. Dopo questo evento Lenin decise di prendere le distanze dal populismo (i cui metodi terroristi erano da lui ritenuti dannosi e inutili) per avvicinarsi al marxismo. Le sue idee non furono ben accolte dal regime zarista, che lo perseguitò per diversi anni dal 1895. Nel 1900 si rifugiò in Occidente dove entrò in contatto coi circoli socialisti russi.

Lenin

Nel 1902, in vista del congresso del Partito operaio socialdemocratico russo, Lenin preparò un testo intitolato Che Fare, nel quale espose i principi del suo marxismo-leninismo. Lenin in pratica reinterpretò il pensiero di Marx, adattandolo però alla situazione russa, dove l’impossibilità di un’opposizione legale, il dispotismo e l’arretratezza sociale non permettevano di applicare gli strumenti delle lotte politiche occidentali. In parole povere Lenin affermava che:

  1. La lotta politica è prioritaria rispetto alle rivendicazioni sindacali;
  2. Il proletariato da solo non è in grado di realizzare una rivoluzione, per questo la lotta doveva essere guidata da un partito di “professionisti della politica”;
  3. Il partito non può essere democratico, perchè deve educare le masse all’ideologia marxista e guidarle alla conquista del potere.

Il problema era che la Russia non aveva i prerequisiti per applicare la rivoluzione socialista prevista da Marx: non era capitalista e la classe operaia era debole e poco numerosa. Tuttavia, Lenin era convinto che la rivoluzione si potesse e dovesse fare; il suo obiettivo era ottenere l’aiuto dagli altri paesi europei che avrebbero aiutato la Russia a svilupparsi e a realizzare con successo il comunismo.

Poiché Lenin aveva rifiutato il terrorismo e la tesi del ruolo-guida del proletariato, si distanziava dai populisti, ma al tempo stesso non rifiutava alcune loro tesi fondamentali, tra cui la necessità di creare un’élite di rivoluzionari. In questa situazione molti marxisti hanno osservato criticamente che egli puntava alla creazione del socialismo non con lo sviluppo economico e sociale del capitalismo quanto piuttosto con l’azione di un gruppo minoritario organizzato. Mentre per Marx la rivoluzione avviene proprio con il progresso economico e sociale, per Lenin la rivoluzione avviene con la volontà di conquista del potere; ecco perché il marxismo per Lenin fu reinterpretato in una prospettiva “partitocentrica”.

Si intuisce così che Lenin ha probabilmente tradito Marx; tuttavia, non è sbagliato affermare il contrario, ovvero che Marx avrebbe tradito le aspettative di tutti i comunisti. Nella storia nessuna rivoluzione ha poi seguito perfettamente lo schema ipotizzato dal filosofo. Il comunismo è nato solo nei paesi dove è mancato lo sviluppo del capitalismo, non è nato invece dalla sua contraddizione. Il marxismo in questo modo era diventato l’ideologia di élites d’intellettuali e delle minoranze della classe operaia. I marxisti delusero sempre le aspettative di chi sperava in una modernizzazione industriale che il debole capitalismo non era in grado di assicurare.

Il cinema in trincea

Fin dai primi anni in cui si diffuse in clima di guerra, il cinema divenne un’arma di difesa per il rafforzamento e la mobilitazione ideale del fronte interno. Gli obiettivi inizialmente non erano tanto volti a rappresentare il realismo della guerra quanto invece incitare emotivamente i soldati e quindi favorire un senso di partecipazione economica allo sforzo bellico.

La rappresentazione della prima guerra mondiale attraversò diverse fasi: in un primo momento gli operatori non ebbero accesso alle trincee, perciò la guerra appareva lontana. Nella seconda fase venne esaltato l’elemento umano, il  sacrificio e la capacità di affrontare il freddo e gli sforzi. Infine  nell’ultima fase gli operatori poterono accedere al fronte così da immortalare nel modo migliore i processi d’industrializzazione in atto nei vari paesi partecipanti al conflitto.

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Italiani brava gente?

Quando si parla di colonialismo, le prime potenze europee che vengono in mente sono il Regno Unito e la Francia. Tuttavia anche l’Italia ebbe la sua immagine di potenza coloniale, anche se con tratti molto negativi. Nei paragrafi successivi voglio mettere in chiaro l’episodio più famoso del colonialismo italiano: la conquista della Libia, con le sue drammatiche conseguenze.

Il 3 ottobre 1911 l’Italia nel pieno dell’età giolittiana aveva avviato le operazioni militari per la conquista della Libia; appena il giorno dopo gli assaltatori potevano dichiararsi vincitori, in quanto l’occupazione di Tripoli avvenne senza problemi.  La popolazione locale non si sollevò, e questo diede l’illusione agli italiani di poter assumere un atteggiamento paternalistico nei confronti dei conquistati. Tuttavia essi non tennero conto della propria ignoranza riguardo la mentalità delle popolazioni libiche e le loro tradizioni culturali.

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Che cos’è il nazionalismo?

L’origine del nazionalismo è da ricercare nel principio di nazionalità che si era diffuso nella prima metà dell’Ottocento (periodo del Romanticismo e della politica espansionistica di Napoleone). Questo principio si è evoluto in relazione alla nascita della società di massa., tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Il crescente bisogno di affermazione e superiorità estremizzò il principio di nazionalità.
Il nazionalismo diventò sempre più funzionale alla crescente rivalità tra le nazioni; inoltre non fu più un’espressione della volontà dei popoli, ma esso si fondava sulla convinzione dell’esistenza di una divisione naturale del genere umano. Di conseguenza, la guerra diventò la migliore arma del nazionalismo in quanto sanciva l’affermazione del più forte sul più debole determinando una sorta di “selezione naturale” tra le nazioni.
Proprio per le conseguenze che ebbe, acquisì un’accezione negativa: infatti il termine nazionalista designa colui che ama la propria patria ma odia quella altrui.

Immagine simbolo del nazionalismo patriottico
Eugene Delacroix La Libertà che guida il popolo (1830), Museo del Louvre – sventola la bandiera nazionale; uno dei simboli del nazionalismo europeo.

Alcuni dei contesti in cui il nazionalismo ha avuto conseguenze rilevanti su larga scala sono quello panslavista russo e quello tedesco. Continua la lettura di Che cos’è il nazionalismo?

Concerto di Primavera

Salve a tutti, vi posto un articolo che è stato incaricato dalla professoressa Di Somma ad una mia compagna di classe; si tratta di un commento al concerto di Primavera.

La platea si sta riempiendo. Da entrambe le porte entra molta gente: non solo studenti e genitori, maanche persone esterne all’istituto, intervenute per partecipare a un evento della comunità e passareuna serata diversa dalle altre.Si respira un’aria diversa dal solito, nuova, più viva della monotona atmosfera scolastica: sipercepisce l’arrivo della primavera, ma soprattutto si sente l’eccitazione dei ragazzi che stanno persuonare. Una ragazza prova il suo brano al pianoforte prima che il concerto cominci, le tremano ledita. Come poi mi dirà uno di questi ragazzi, <<aspettare di suonare è stato decisamente più difficileche esibirsi, perchè è l’attesa del tuo momento che ti fa agitare, non il suonare in sé>>. Stiamo pervedere i nostri compagni sotto una nuova luce.Bisogna riconoscere che è ammirevole il loro impegno: sono studenti come tutti gli altri, e cometali devono rispondere agli obblighi di studio, eppure trovano il tempo di incontrarsi con i loroamici per fare le prove, migliorare e ampliare pian piano il loro repertorio da musicisti. Il Preside cirammenta, quanto lavoro, impegno e passione bisogni donare per ottenere dei buoni risultati.Ed ecco che i ragazzi iniziano a suonare. Uno dopo l’altro, da soli o in gruppo, ci propongono i lorobrani. Si alternano note di pianoforte, fiati, chitarra elettrica e classica, batteria. Infine è il turnodel coro di Istituto, unito al coro W. Byrd e al coro del corso di esercitazioni corali della scuolacivica di musica di Milano, diretti tutti insieme dal maestro Francesco Girardi. Vengono toccatitutti i generi musicali, dai Beatles a Chopin, da Tiersen alla colonna sonora di Greese, da Mercury aBach. In questo modo sono coinvolti nello spettacolo gli animi di tutti i diversi amanti della musica:le mamme cantavano “Somebody to love”, le ragazzine accompagnavano il coro in “Bad day” diDaniel Powter e i papà di mezza età si emozionavano per Lennon e McCartney.Ma non si tratta solo e soltanto di musica: viene lanciato un messaggio. Due ex studenti, con lacanzone “40 anni” dei Modena City Ramblers, hanno dipinto la tragica situazione della politicaitaliana e soprattutto la stanchezza del nostro popolo di doverla sopportare. Come loro stessi hannoaffermato apertis verbis, <<noi italiani potremmo essere decisamente migliori di così>>. Davveroun grande messaggio, che ha coronato e arricchito il concerto.Tutto il pubblico è stato d’accordo sull’ottima riuscita dello spettacolo e ha fatto sentire il proprioparere con un grandissimo applauso finale.Davvero un’ottima serata, perfetta da passare con i propri amici, diversa dalle altre, che ha riunitonon solo membri dell’Istituto ma anche parte della comunità di Rozzano.

Viola Scarselli